
Per Giovanni Falcone autonomia e indipendenza della magistratura avevano senso solo se accompagnate dall’efficienza della giustizia. Un principio che il magistrato ribadì più volte e che tornò a sottolineare anche l’8 maggio 1992 all’Istituto Gonzaga di Palermo, appena quindici giorni prima della strage di Capaci.
A distanza di oltre trent’anni, il tema del contrasto alla criminalità organizzata a livello internazionale viene richiamato da Giovanni Gallo, Capo Sezione Criminalità Organizzata e Traffico illecito delle Nazioni Unite a Vienna, che a Palermo presenterà il primo rapporto ONU sul crimine internazionale nato dalla Convenzione di Palermo.
“La criminalità organizzata é responsabile a livello globale di circa 95.000 omicidi ogni anno, un numero paragonabile alle vittime dei conflitti armati nel mondo. A differenza delle guerre, però, gran parte della sofferenza causata dal crimine organizzato rimane poco visibile e spesso sottovalutata”, spiega Gallo, evidenziando come il rapporto rappresenti uno strumento operativo destinato alle forze dell’ordine e agli organismi investigativi dei diversi Paesi.
Nel documento emerge con forza il peso economico delle attività criminali internazionali. “Il traffico di droga continua a essere una delle attività più redditizie, generando ogni anno centinaia di miliardi di dollari. Parallelamente, i sistemi di riciclaggio del denaro sono diventati più sofisticati grazie all'uso di criptovalute, reti finanziarie informali e professionisti specializzati. Tuttavia, la criminalità organizzata è ancora e sempre attiva anche in molti altri settori illegali, tra cui traffico di esseri umani, armi, prodotti contraffatti, rifiuti e traffico di risorse naturali. A differenza del traffico di droga, alcune attività legate alle risorse naturali possono apparire legali in determinate fasi della filiera, facilitando l'infiltrazione nei mercati regolari”.
Nel quadro delineato dalle Nazioni Unite, l’Italia occupa una posizione di primo piano grazie all’esperienza maturata nella lotta alle mafie e al contributo fornito nella costruzione degli strumenti internazionali di contrasto. “Occupa un ruolo centrale nel contesto delle Nazioni Unite per quanto riguarda la risposta alla criminalità organizzata transnazionale, sia sul piano storico sia nello sviluppo delle moderne strategie di contrasto. L'Italia è, infatti, riconosciuta come un paese pionieristico nella definizione di strumenti giuridici, investigativi e giudiziari per il contrasto alle mafie, molti dei quali hanno successivamente contribuito a orientare standard e approcci a livello internazionale”.
Gallo richiama poi il contributo decisivo di Giovanni Falcone all’interno delle Nazioni Unite: “Un momento fondamentale in questo percorso risale alla prima sessione della Commissione ONU sulla Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale, nell'aprile del 1992, quando Giovanni Falcone, allora capo della delegazione italiana, contribuì in modo decisivo al dibattito internazionale introducendo concetti innovativi come la specializzazione della magistratura nella lotta antimafia, la cooperazione giudiziaria internazionale e l'importanza di colpire i patrimoni criminali oltre che le singole organizzazioni. Molti di questi principi sono poi confluiti negli standard internazionali promossi dalle Nazioni Unite in questi decenni”.
Secondo il rapporto ONU, oggi è soprattutto la ‘Ndrangheta a rappresentare la struttura mafiosa italiana con maggiore capacità di espansione internazionale. “La 'Ndrangheta rappresenta oggi la principale organizzazione mafiosa italiana per capacità di proiezione internazionale, radicamento territoriale e pervasività nelle economie illecite e nei mercati legali”. Diverso il modello operativo rispetto a cosa nostra: “L'analisi su cosa nostra focalizza soprattutto la capacità corruttiva e di manipolazione di investimenti strategici della mafia, mentre la 'ndrangheta emerge come un'organizzazione fortemente radicata e integrata nei traffici internazionali, in particolare nel narcotraffico”.
Tra i punti nevralgici indicati dal documento c’è il porto di Gioia Tauro, considerato uno dei principali snodi europei del traffico di cocaina. “Il porto di Gioia Tauro viene indicato come uno dei principali hub europei del traffico di cocaina, con traffici originati in America Latina saldamente controllati dalla 'Ndrangheta”. Un’organizzazione che, secondo l’analisi ONU, continua a mantenere una struttura fortemente tradizionale e familiare: “Il rapporto osserva inoltre che i clan calabresi mantengono ancora oggi una struttura molto tradizionale e familiare, esercitando un forte controllo territoriale ma limitando l'uso della violenza visibile. Questo spiegherebbe perché l'area attorno a Gioia Tauro registri livelli relativamente bassi di violenza mafiosa rispetto ad altri grandi punti di ingresso della droga nel Nord Europa”.
Il rapporto delle Nazioni Unite punta, inoltre, a offrire strumenti concreti ai singoli Stati per aggiornare le strategie investigative e di prevenzione. “Attraverso dati comparativi e analisi strategiche, gli Stati possono anticipare fenomeni che potrebbero non essere ancora pienamente presenti a livello nazionale, come l'uso dell'intelligenza artificiale da parte dei gruppi criminali, le frodi online su larga scala, i cyberattacchi o il riciclaggio tramite criptovalute”.
Non solo analisi teorica, dunque, ma indicazioni operative rivolte a magistratura, forze di polizia e organismi investigativi. “Allo stesso tempo, il rapporto fornisce indicazioni concrete per rafforzare le capacità operative di forze di polizia, magistratura e autorità investigative, suggerendo formazione specialistica, strumenti di ‘digital forensics’ e tecniche investigative avanzate. Le indicazioni del rapporto possono inoltre supportare l'aggiornamento delle normative nazionali rispetto alle nuove forme di criminalità legate alle tecnologie digitali”.
Infine, particolare attenzione viene riservata all’aggressione dei patrimoni mafiosi e ai rischi di destabilizzazione collegati alla criminalità organizzata internazionale. “Particolare attenzione viene dedicata al tema dei profitti criminali, indicando come il rafforzamento delle misure antiriciclaggio, dei sequestri, delle confische e del tracciamento degli asset digitali rappresenti uno degli strumenti più efficaci per indebolire le organizzazioni criminali. Le analisi sul legame crescente tra criminalità organizzata, instabilità e conflitti aiutano inoltre gli Stati a prepararsi meglio ai rischi di destabilizzazione, rafforzando il controllo delle frontiere e la capacità di risposta nelle aree fragili”.
Foto © Shobha















