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''Il fascismo gentile avanza poco a poco'': l'allarme di Michele Ainis

Parlamento svuotato e magistrati intimiditi: l’intervista del costituzionalista al Fatto Quotidiano

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“Sul nostro tempo si addensano le nubi di grandi paure collettive: dal clima alle guerre, dai flussi migratori alle epidemie. Durante il Covid abbiamo sperimentato come la sopravvivenza possa dipendere dalla rinuncia alle libertà più elementari. La dinamica è questa: paure, desiderio di sicurezza e, quindi, rinuncia ai diritti, un altare su cui eleviamo il salvatore”. A dirlo davanti ai microfoni del Fatto Quotidiano è il costituzionalista Michele Ainis. Lo ha fatto spiegando come, in realtà, le democrazie possano indebolirsi anche lentamente, attraverso una progressiva concentrazione del potere, l’emarginazione del Parlamento e una richiesta di sicurezza che finisce per comprimere i diritti.

Tra l’altro, è proprio attraverso le grandi paure contemporanee che passa l’ultimo lavoro di Ainis: “Fascismo bianco”, il nuovo saggio in uscita oggi, 4 settembre, in edizione cartacea e pubblicato da Garzanti. Un fenomeno, quello descritto dal costituzionalista, che non riguarderebbe soltanto le autocrazie come Cina e Russia, ma attraverserebbe anche le grandi democrazie e la stessa Europa. “Il desiderio di sicurezza - ha spiegato Ainis - è connaturato alle nostre vite, esposte a una quantità di rischi: con la sensazione di pericolo aumenta il desiderio di protezione che induce a rivolgersi all’uomo o alla donna forte”.

Uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione riguarda il rapporto tra Parlamento e governo. Per Ainis, la crisi delle assemblee legislative ha progressivamente lasciato spazio all’esecutivo. “Il Parlamento è in crisi da tempo, il suo spazio lo occupa il governo”, ha precisato Ainis. Il costituzionalista ha persino individuato una “simmetria tra l’Italia di Meloni e gli Stati Uniti di Trump”. Negli Usa - ha osservato Ainis - il presidente esercita una parte rilevante del proprio potere attraverso gli executive order, mentre in Italia cresce il ricorso alla decretazione d’urgenza. “Giorgia Meloni ha firmato 15 decreti-legge in tre mesi stracciando tutti i record precedenti”, un vero e proprio record che produce un doppio effetto: “Da un lato si trasmette l’impressione di un governo decisionista, dall’altro si espropriano i poteri del Parlamento”.

Il problema riguarda anche il funzionamento del bicameralismo. Camera e Senato dovrebbero partecipare entrambe pienamente al processo legislativo, ma nella pratica e con il tempo le cose sarebbero cambiate, e parecchio. “Se devi approvare una legge di Bilancio, tutto il lavoro lo fa la prima Camera, la seconda ha solo il tempo di dire sì”. Eppure, è nel Parlamento - ha ricordato il costituzionalista - che trovano spazio anche le forze che non fanno parte della maggioranza: “Il Parlamento è l’unico luogo delle istituzioni in cui risuona la voce delle opposizioni. E il potere si verticalizza vertiginosamente”.

Al centro dell’analisi di Michele Ainis c’è anche una sorta di “ossessione securitaria”. Un fenomeno che rischia di modificare lo stesso rapporto tra cittadini, diritti e autorità pubblica. “Se per respingere i migranti o i disobbedienti proclamiamo uno stato d’assedio permanente, ne va di mezzo la nostra stessa libertà”. Una vera e propria tendenza che, secondo Ainis, sta producendo anche un’espansione continua del diritto penale. “Quest’ossessione si traduce in una superfetazione della norma penale: abbiamo 35mila fattispecie di reato, nemmeno i giudici le conoscono tutte”.

Tuttavia, il punto forse più delicato riguarda la separazione dei poteri. “Parlamento e magistratura sono due poteri altri rispetto all’esecutivo: il primo è stato svuotato, il secondo intimidito. Basta vedere la riforma della Corte dei conti, la tentata riforma della giustizia abortita al referendum… Il caso più emblematico mi pare sia quello di Iolanda Apostolico, la giudice che dopo essere stata crocifissa per non aver applicato il decreto Cutro, si è dimessa dalla magistratura prima di avere maturato il diritto alla pensione. Se per fare il magistrato bisogna essere eroi civili, la democrazia scricchiola”.

La tendenza securitaria, secondo il costituzionalista, non si limita però ai rapporti tra i poteri dello Stato. Può spingersi fino alle scelte e agli stili di vita individuali. Come nel caso delle norme volute da Matteo Salvini sulla guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti: “Salvini voleva punire chi si era fatto uno spinello cinque giorni prima di mettersi alla guida!”. È all’interno di questo contesto che prende forma quello che Ainis ha definito un “fascismo gentile” o “bianco”: non un sistema che abbatte apertamente le istituzioni democratiche, ma un processo che ne riduce progressivamente gli spazi e i contrappesi. Ed è proprio la gradualità a rendere il fenomeno più difficile da riconoscere. Una rottura improvvisa dell’ordine democratico sarebbe evidente agli occhi dei cittadini. Molto più complicato è accorgersi di una trasformazione che procede attraverso piccoli passaggi.

“Se metti tutti gli oppositori in uno stadio la gente capisce subito che c’è una frattura democratica”, ha osservato Ainis. “Ma se la stretta liberticida avviene poco a poco, non te ne accorgi”.

Cosa fare, dunque, per risolvere il problema del “fascismo gentile”? Per Ainis il primo passo è riconoscere i segnali prima che diventino strutturali, “ed è difficile farlo”. Questo perché il pericolo del “fascismo gentile” sta proprio nella sua capacità di avanzare senza presentarsi apertamente come tale: non cancellando necessariamente la Costituzione, ma riducendo, un passaggio alla volta, la forza dei diritti e dei contrappesi sui quali si regge una democrazia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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