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Gratteri: “Registi e sceneggiatori leggano atti processuali recenti e raccontino la nuova mafia”

Il procuratore di Napoli: “La mafia oggi lavora nel dark web che si relazioni con politica, istituzioni e professioni. Il servizio pubblico ha la responsabilità di narrare“

AMDuemila

"La cinematografia deve contribuire alla crescita e alla formazione non solo del territorio, ma anche della persona. Negli ultimi dieci anni abbiamo continuato a raccontare una mafia violenta, che si esterna con omicidi, spari e macchine bruciate, ma oggi dobbiamo metterci in testa che esiste una parte della mafia molto evoluta che lavora nel dark web, che occupa intere giornate a crearsi relazioni con il mondo della politica, delle istituzioni, delle professioni: questa nuova mafia va narrata, mancano film che spiegano questa mafia sconosciuta ai più. Gli sceneggiatori, i registi devono iniziare a leggere gli atti processuali degli ultimi 4-5 anni". Ad affermarlo, è scritto in una nota, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri dal palco del Teatro delle Arti per la serata conclusiva del Celico International Arts Festival. "L'economia legale e quella mafiosa - ha detto, riporta la nota, Ivan Carlei, vicedirettore di Rai Fiction presente all serata - oggi non sono distinte; nella confusione bisogna fare ordine e avere il coraggio di raccontarlo. Il servizio pubblico ha la responsabilità di narrare queste dinamiche offrendo sempre un contraltare, senza dare esempi sbagliati ai giovani. Abbiamo il dovere di fare memoria, ma contemporaneamente dobbiamo raccontare quello che succede adesso".

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Foto di copertina © Imagoeconomica