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Federico Carbone: “Oggi il crimine ambientale si nasconde nelle procedure”

L’editoriale del criminologo forense sul tema delle ecomafie su ‘Legalità Etica’

AMDuemila

Secondo Federico Carbone, criminologo forense, esiste una forma di crimine che non lascia subito un corpo a terra, "ma un territorio compromesso, una falda contaminata, una costa violata, un ecosistema svuotato". I reati tradizionali fanno rumore. Quelli ambientali, invece, "vengono assorbiti dal silenzio" e producono conseguenze collettive che colpiscono comunità, generazioni e talvolta anche quelle successive.
Per molto tempo le ecomafie sono state associate a immagini classiche come camion notturni, discariche abusive e costruzioni illegali. "Tutto vero. Ma ormai insufficiente", ha scritto Carbone su ‘Legalità Etica’.
Il fenomeno ha cambiato natura: "Oggi il saccheggio ecologico non vive soltanto nell’abusivismo evidente. Vive nelle procedure. Nei documenti. Nelle gare. Nei subappalti. Nelle certificazioni. Nelle analisi chimiche compiacenti. Nelle autorizzazioni ottenute con eccessiva facilità". Soprattutto, vive "nella sua capacità di apparire normale".
La Green Criminology ha superato l’idea del reato ambientale come fatto isolato e artigianale. "Sempre più spesso siamo davanti a un’attività d’impresa illecita strutturata, capace di muoversi dentro l’economia legale, usando il linguaggio dell’efficienza, della necessità, dello sviluppo", ha sottolineato. Non si tratta solo di mafiosi che inquinano, ma di reti che entrano nei mercati, cercano professionisti, sfruttano imprese formalmente pulite e trovano sponde nella pubblica amministrazione. "Il reato ambientale moderno, in altre parole, non ha sempre bisogno della minaccia. Talvolta gli basta una firma".

I dati indicano un sistema consolidato: 46.358 illeciti ambientali e agroalimentari, 389 clan attivi nel settore e 88 inchieste per corruzione ambientale. "Non siamo davanti a episodi marginali o a deviazioni occasionali", ha scritto Carbone. "Siamo davanti a una forma stabile di economia criminale, dove il profitto nasce dalla distruzione del bene comune". La corruzione ambientale rappresenta "il suo dispositivo di funzionamento": certificati falsificati, analisi addomesticate, controlli annunciati, procedure accelerate trasformano l’illecito in prassi apparentemente regolare.
Il 2026 è un anno particolarmente delicato. L’Italia è attraversata da cantieri, risorse del PNRR e opere per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina. "Dove arrivano molti soldi in poco tempo, la criminalità economica osserva, valuta, si adatta", ha osservato Carbone. Le grandi opere generano catene complesse di appalti, subappalti, movimento terra, smaltimenti e bonifiche: ogni passaggio può diventare un varco, ogni urgenza una giustificazione. In Lombardia la pressione è forte, soprattutto nel ciclo del cemento. La filiera dei cantieri offre numerosi punti d’ingresso alle organizzazioni criminali, in particolare quando i tempi sono stretti. In Toscana, regione spesso ritenuta dotata di buoni anticorpi, i delitti ambientali sono cresciuti dell’11,6 per cento in un anno, circa sette reati al giorno, con particolare concentrazione sulla fascia costiera e sull’Arcipelago Toscano.

Le mafie contemporanee, secondo Carbone, "non sempre hanno bisogno di dominare visibilmente un territorio. Possono limitarsi a controllarne alcune funzioni economiche". Il risultato è un’"economia grigia", un’area intermedia difficile da colpire: "Il mafioso che spara è riconoscibile. Il mafioso che fattura lo è molto meno". Sul piano normativo, Carbone ricorda l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale nel 2015, ma giudica parziale e insufficiente il recepimento della nuova Direttiva europea. Le criticità principali riguardano il saccheggio sistematico di risorse naturali, i crimini contro la fauna protetta e l’accesso alla giustizia per cittadini e associazioni. "La distanza tra principio e applicazione è lo spazio in cui prosperano le ecomafie", ha scritto. Il giornalista si chiede: "Non basta chiedersi chi inquina. Bisogna chiedersi chi gli permette di farlo. Chi ha firmato? Chi ha controllato? Chi ha accelerato una pratica?". Il crimine ambientale è "un crimine di relazione", che coinvolge imprenditori, tecnici, funzionari e criminalità organizzata. Per contrastarlo servono controlli preventivi, trasparenza sulle filiere, tracciabilità dei materiali, rafforzamento degli ispettori e tutela dei denuncianti.

"Quando un territorio viene contaminato, non si perde soltanto un pezzo di paesaggio. Si perde salute pubblica. Si perde fiducia nelle istituzioni. Si perde futuro", ha ricordato Carbone. Il saccheggio ecologico è "una forma lenta di violenza" che si deposita nelle falde, nei terreni e nei polmoni delle persone. La sua forza sta anche nella percezione di reato minore: "Un carico di rifiuti smaltito illegalmente non sembra una strage. Un’autorizzazione pilotata non sembra un attentato". Per Federico Carbone, lo sviluppo senza legalità "non è sviluppo. È trasferimento di ricchezza dal pubblico al privato criminale. È consumo irreversibile di beni comuni. È indebolimento della democrazia". La normalizzazione del saccheggio comincia quando lo si considera prezzo inevitabile del progresso. "Non lo è. È una scelta. O meglio, una catena di scelte". Il 2026 può rappresentare una svolta o un’occasione perduta. Dipenderà dalla capacità di guardare dentro i cantieri, le filiere e le zone grigie, dove il crimine indossa il volto del professionista. 

Fonte: ‘Legalità Etica’

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