Enrico Mattei, dietro l'attentato una regia francese? La nuova tesi
Il libro di Vincenzo Calia e Giuseppe Oddo ricostruisce il caso che costò la vita al presidente dell'Eni.
Continua a essere uno dei grandi misteri ancora irrisolti la morte di Enrico Mattei, l'imprenditore che, dopo la Seconda guerra mondiale, fu chiamato a liquidare l'Agip, ma che invece decise di trasformarla in una realtà di grande valore, tanto che, nel 1953, da quella trasformazione nacque l'Eni. Quello fu il primo passo verso una rivoluzione che cambiò anche il mercato del petrolio, modificando il predominio delle grandi compagnie internazionali, le cosiddette “Sette Sorelle”. Purtroppo, con ogni probabilità, fu anche il primo passo verso l'epilogo nefasto che di lì a poco lo avrebbe condotto a una tragica fine.
Il 27 ottobre 1962 Mattei morì quando il suo aereo precipitò nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. Per anni si è parlato di un incidente aereo. Successivamente, le indagini hanno concluso che il velivolo fu abbattuto da un ordigno esplosivo, aprendo uno dei più grandi misteri della storia della Repubblica italiana. Tanto che, a oltre sessant'anni dalla sua scomparsa, le domande sui mandanti dell'attentato che costò la vita al presidente dell'Eni sono ancora tutte aperte. Le ipotesi che si sono susseguite, ovviamente, non sono poche. Molte di queste hanno puntato il dito direttamente contro le grandi compagnie petrolifere internazionali, appunto le cosiddette Sette Sorelle. Ma insieme a loro anche contro un altro presunto complice: la CIA.
Oggi, però, una nuova ricostruzione prova a spostare l'attenzione altrove. Almeno questo è ciò che prova a raccontare il libro Lampi sull'Eni. Il piano per eliminare Enrico Mattei, pubblicato da Feltrinelli e firmato dall'ex magistrato Vincenzo Calia e dal giornalista economico Giuseppe Oddo. In realtà, più che proporre una nuova teoria, il libro prova a riorganizzare decenni di documenti, testimonianze e indagini per offrire una lettura diversa dell'intera vicenda, individuando il possibile movente nel processo di decolonizzazione dell'Algeria e negli interessi francesi nel Nord Africa.
Va anche detto che gli autori del libro non sono personaggi del tutto estranei a questa drammatica vicenda. Vincenzo Calia è il magistrato che, negli anni Novanta, riaprì l'inchiesta sulla cosiddetta sciagura di Bascapè e riuscì a ottenere un accertamento giudiziario fondamentale, che portò a stabilire l'esplosione di un ordigno collocato a bordo. Giuseppe Oddo, invece, è uno dei principali giornalisti italiani specializzati nella storia dell'Eni e dei rapporti tra industria petrolifera, politica e apparati di potere.
All'interno del loro libro, Calia e Oddo si concentrano sull'individuazione dei possibili mandanti. Secondo gli autori, il ruolo attribuito tradizionalmente alle Sette Sorelle e alla CIA andrebbe ridimensionato. Infatti, pur senza escludere in alcun modo un coinvolgimento diretto dei servizi segreti statunitensi, spostano il baricentro della vicenda Mattei verso un possibile ruolo francese.
In quel periodo, l'Algeria stava combattendo la guerra d'indipendenza contro la Francia e Mattei aveva scelto di sostenere il Fronte di Liberazione Nazionale algerino, instaurando rapporti economici e politici che avrebbero consentito all'Eni di entrare nello sfruttamento delle immense risorse energetiche del Sahara. Secondo Calia e Oddo, proprio questo scenario avrebbe favorito una convergenza di interessi tra soggetti diversi.
Da una parte ci sarebbero stati i membri dell'Organisation Armée Secrète (OAS), il gruppo clandestino che cercava di impedire l'indipendenza dell'Algeria, insieme a settori dei servizi segreti francesi e ad alcuni uomini vicini a Jacques Foccart, il principale consigliere del presidente Charles de Gaulle per gli affari africani. Dall'altra, invece, sarebbero entrati in gioco alcuni apparati dello Stato italiano, ambienti industriali contrari alla politica energetica di Mattei e quei gruppi di potere che, negli anni successivi, si sarebbero riconosciuti nella loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli, il “Maestro Venerabile” che, nei primi anni Settanta, trasformò la loggia massonica P2 in un conglomerato di uomini dei servizi segreti, politici, imprenditori, giornalisti e dirigenti pubblici. Parliamo, inoltre, della stessa loggia che operava in un contesto di forte cooperazione tra servizi segreti e NATO.
A sostegno di questa possibile tesi vengono richiamati anche la presenza in Italia di ex militanti dell'OAS protetti dai servizi segreti, i rapporti tra il generale Giovanni Allavena e la CIA e il ruolo attribuito a Eugenio Cefis, successore di Mattei alla guida dell'Eni, nella nascita della futura loggia P2.
Il libro dell'ex magistrato Vincenzo Calia e del giornalista Giuseppe Oddo riconsidera anche un altro aspetto della vicenda: il possibile coinvolgimento di Cosa nostra nella morte di Enrico Mattei. Secondo i due autori, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta non sarebbero sufficienti a sostenere con solidità questa ipotesi. Al contrario, ritengono più significativo il parallelo con un altro grande mistero internazionale: la morte del segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld, precipitato con il suo aereo nel 1961 in circostanze mai del tutto chiarite. Stiamo parlando dello stesso collegamento che Pier Paolo Pasolini aveva già suggerito nel suo romanzo incompiuto Petrolio, accomunando le due vicende ai grandi interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse naturali.
Il libro dedica poi ampio spazio anche alla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, rapito a Palermo nel 1970 mentre stava indagando sugli ultimi giorni di vita di Mattei. Secondo i due autori, il suo omicidio farebbe parte dei depistaggi che, negli anni successivi, avrebbero ostacolato la ricerca della verità sul caso Mattei. Sempre all'interno di questa ricostruzione, particolare importanza è stata data anche alla scomparsa di alcune prove, tra cui il nastro di un colloquio tra De Mauro e il procuratore Pietro Scaglione, assassinato pochi mesi dopo.
Fonte: La Stampa
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