Crisi Rai, Floridia: ''Non si poteva andare avanti''. Lo scontro sulla governance continua
La Commissione di Vigilanza Rai va ricostituita, ma resta lo stallo. M5S: “Il governo punta al controllo della Rai”.
Non accenna a diminuire, almeno per il momento, la crisi che ha colpito in pieno la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Dopo le dimissioni in blocco dei rappresentanti delle opposizioni e, successivamente, anche di quelli della maggioranza, l'organismo bicamerale che vigila sul servizio pubblico dovrà essere ricostituito. Ma, almeno per ora, il percorso appare ancora in salita: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno già annunciato che non indicheranno nuovi componenti finché non verrà affrontata una riforma della governance della Rai.
Tra pochi giorni i presidenti di Camera e Senato dovranno avviare formalmente la procedura per ricostituire la Commissione. L'opposizione sostiene che l'organismo sia stato paralizzato per oltre un anno e mezzo dalla maggioranza, che avrebbe subordinato il suo funzionamento all'elezione di Simona Agnes alla presidenza della Rai.
Una ricostruzione ribadita anche dalla presidente uscente della Vigilanza, Barbara Floridia, che ai microfoni del Fatto Quotidiano ha definito le dimissioni una scelta obbligata per denunciare una situazione ormai divenuta insostenibile. “La misura era ormai colma”, ha dichiarato Floridia. Secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle, il centrodestra avrebbe impedito alla Commissione non solo di eleggere il presidente della Rai, ma persino di riunirsi con regolarità e svolgere le proprie funzioni di controllo. Per questo, ha aggiunto, “non si poteva andare avanti”. Per la senatrice pentastellata, il nodo dell'intera vicenda non è mai stato soltanto il nome di Simona Agnes, ma il metodo con cui la maggioranza avrebbe gestito l'intera partita. “Ci è stato posto un ricatto: o votate Agnes oppure blocchiamo tutto”.
Il centrodestra, intanto, sembra intenzionato a procedere comunque con la ricostituzione della Commissione, un atteggiamento che appare distante da un tentativo di ricomporre lo scontro. Alcuni esponenti della maggioranza ricordano infatti che la presidenza della Vigilanza viene tradizionalmente assegnata all'opposizione per prassi parlamentare, ma che non esiste alcun obbligo normativo che lo imponga.
Anche le forze di minoranza, però, non sembrano intenzionate a modificare la propria posizione. Floridia ha confermato che Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva non presenteranno nuovi nomi per la Commissione. Qualora Camera e Senato decidessero di procedere con nomine d'ufficio, come già avvenuto in passato per altri organismi parlamentari, l'opposizione sarebbe pronta a far dimettere immediatamente anche i nuovi componenti.
Secondo la presidente uscente della Vigilanza, tuttavia, una via d'uscita dall'impasse esiste. Basterebbe dimostrare concretamente la volontà di riformare la governance della Rai recependo il Media Freedom Act, il regolamento europeo che punta a rafforzare l'indipendenza dei media pubblici dal potere politico. Solo un impegno in questa direzione - ha sottolineato Floridia - potrebbe riaprire il dialogo tra maggioranza e opposizione.
Nel frattempo il centrodestra sembra deciso ad andare avanti con la propria linea. In Senato è infatti all'esame una riforma della governance della Rai che punta a modificare le regole per l'elezione del presidente dell'azienda. Il disegno di legge prevede che, dopo i primi due scrutini, sia sufficiente la maggioranza assoluta per ratificare la nomina.
L'iter della riforma potrebbe accelerare già nei prossimi giorni. Tra i nodi ancora aperti figura la composizione del consiglio di amministrazione: il Ministero dell'Economia, azionista di controllo della Rai, chiede di mantenere due propri rappresentanti anche con le nuove regole. Al di là degli aspetti tecnici della riforma, Floridia non esclude che lo scontro sulla Rai rientri in una strategia politica più ampia. Secondo la senatrice del Movimento 5 Stelle, il governo starebbe puntando a rafforzare il controllo sulla televisione pubblica anche in vista delle prossime elezioni.
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