Chi temeva Marco Mandolini? La morte in giallo dell’incursore tra spionaggio, depistaggi e Cia
Sono trascorsi 31 anni dalla morte di Marco Mandolini, ucciso con 40 coltellate e ritrovato il 13 giugno 1995 con la testa distrutta da un masso sulla scogliera del Romito, a Livorno. La sua morte non sembra essere un semplice caso di omicidio: ci sono molti elementi che richiamano le trame dei film di spionaggio. Intelligence, segreti militari, intrighi e possibili insabbiamenti, sono tutti elementi che fanno parte di questa storia. Mandolini era un soldato d’élite, un incursore della Folgore, un reparto speciale dell'esercito italiano. Nel corso della sua carriera ha partecipato a diverse operazioni militari particolarmente delicate e le sue capacità andavano ben oltre l’uso delle armi: era anche coinvolto in attività del SISMI, i servizi segreti militari italiani, e parlava fluentemente sia l’arabo che il russo. La sua morte è stata segnata da ipotesi infamanti, probabilmente originate da speculazioni su una presunta pista omosessuale, ma queste voci sembrano essere state un tentativo di depistare le indagini. Il caso è stato riaperto grazie a nuove prove che sono emerse grazie al lavoro del criminologo Federico Carbone e dell'avvocato Dino Latini, nonché dalla tenacia del fratello di Marco, Francesco Mandolini, che non ha mai gettato la spugna e che ancora oggi si batte per la verità.
La pista investigativa
Carbone era stato il primo ad individuare questa nuova pista nel 2018 partendo, come aveva già spiegato nel settembre 2021, dai “rapporti di Marco Mandolini con il maresciallo Vincenzo Li Causi e la convinzione del paracadutista della Folgore che la morte di Licausi, del quale era amico, nascondesse misteri e verità scomode. Un fil rouge che porta allo scenario di Gladio. Del resto Mandolini faceva parte dei servizi segreti e custodiva a sua volta scomode verità, verità che aveva deciso di rivelare. Per questo è stato ucciso, qualcuno ha voluto tappargli la bocca” aveva spiegato il criminologo intervistato dal giornalista de 'Il Giornale', Gianluca Zanella.
Ricordiamo che Vincenzo Li Causi era anch’egli un maresciallo stanziato in Somalia, ucciso - sempre secondo la versione ufficiale - il 12 novembre del 1993 in un agguato. Questa vicenda è collegata a sua volta ad un altro caso mai risolto: quello del duplice omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.
Secondo il criminologo “i due (Marco Mandolini e Vincenzo Li Causi, ndr) si conobbero presso il campo di addestramento Gladio di Capo Marrargiu in Sardegna. Inoltre, come risulta dalla documentazione in nostro possesso, Mandolini è stato operativo presso il centro di addestramento speciale Scorpione, situato nella provincia di Trapani”. “Il capocentro della struttura - disse sempre Carbone in una lunga intervista al settimanale Visto - era appunto l’agente del Sismi Vincenzo Li Causi, il quale, come emerso nell’ambito di diversi dibattimenti, operava come in uso ai servizi, sotto diversi nomi di copertura, tra i quali quello di Maurizio Vicari. Il centro diretto da Vicari alias Li Causi, dal 1987, era collocato in un territorio ad alta densità mafiosa e la reale attività del centro è sempre stata poco chiara”.
Il ruolo della Cia
Ulteriori indagini (raccontate in un articolo de 'il Giornale' firmato da Gianluca Zanella) nello specifico si riferivano, anche, alle rivelazioni di un generale dell'esercito USA di stanza a Camp Darby, una donna vicina alla Cia, la quale aveva rivelato in via confidenziale che la famosa agenzia di spionaggio americana sapeva già con 24 ore di anticipo della morte di Marco Mandolini.
Nello specifico l’ufficiale americano avrebbe visto il 12 giugno dello stesso anno un’informativa sulla scrivania di un suo superiore in cui si annunciava la morte di un incursore italiano.
L'informazione era stata raccolta da Francesco Mandolini e, appunto, dal criminologo Carbone il quale, intervistato sempre da 'il Giornale' aveva parlato di "un omicidio premeditato che l’intelligence Usa, in qualche modo, conoscesse già per la cooperazione con quegli stessi uomini che facevano parte di un servizio segreto in qualche modo collegato alla Nato (e anche alla Cia, se vogliamo). Del fatto che loro sapessero del disegno orchestrato. Ecco, secondo me, a cosa si riferisce la fonte. Lei vide una velina, un documento sul tavolo di un ufficiale che faceva riferimento ad un’operazione di questo tipo".
Per quale motivo la Cia era interessata alla morte di Mandolini?
Secondo Carbone la risposta "la troviamo nei comuni interessi che Italia e Stati Uniti hanno avuto in Somalia. Gli uomini che hanno compiuto l’omicidio erano probabilmente legati alle vicende del paese africano. Ed è forse per questo che gli americani si sono interessati alla vicenda".
La fonte, ricordiamo, avrebbe anche rivelato particolari inquietanti sulla strage di Capaci: “In una delle nostre conversazioni mi fece capire che anche a Capaci erano coinvolti loro. Non so in quali termini precisi, ma l’ha fatto intendere. Quando parlo di loro parlo della struttura, quindi della Cia", ha detto Carbone.
Non è la prima volta che si fa riferimento alla Cia, oppure a certi gruppi ad essa collegati che avrebbero operato sul suolo italiano: in particolare la VII Divisione del Sismi, le cosiddette Sezioni Ombra, oppure della famigerata “Sezione K” di Gladio.
Le sezioni ombra, spiega il criminologo su 'il Giornale' erano "composte da membri della VII Divisione del Sismi, personale con un livello di addestramento tale da poter essere impiegato in missioni particolarmente complicate".
Questa struttura, "esiste ed è ancora operativa. Può cambiare nome, può cambiare strategia, ma il modo di operare è sempre lo stesso. E non solo in Italia. Anche i fatti attuali potrebbero trovare, in qualche modo, delle chiavi d’interpretazione diverse rispetto a quanto si tende frettolosamente a trasmettere".
La procura, allo stato attuale, sta scavando "nei rapporti e nelle possibili frequentazioni tra Marco e gli ambienti dei servizi segreti”.
Gladio e quelle presenze anomale in Somalia
Sebbene l'organizzazione segreta Gladio sia stata formalmente sciolta nel 1990, diversi anni dopo sono emersi documenti segreti dagli archivi del Sios Marina (un ex servizio d’intelligence della Marina militare). Questi documenti, oltre a essere riconducibili alle attività svolte da Gladio, includono anche messaggi codificati che si riferiscono a “presenze anomale” in Somalia, proprio nei giorni in cui la giornalista Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin si trovavano nel Paese. Nel 1994, infatti, Alpi stava indagando su possibili traffici di armi e rifiuti tossici tra l'Italia e la Somalia, che potevano coinvolgere anche figure militari e governative italiane: un'inchiesta che, forse, avrebbe potuto rivelare dettagli compromettenti su alcune operazioni clandestine gestite dai servizi segreti. I documenti fanno riferimento a operazioni militari in Somalia, con specifici ordini inviati a uomini identificati con nomi in codice per proteggere le loro identità. Alcuni nomi, invece, sono stati resi illeggibili con un tratto di pennarello nero. Tuttavia, alcuni restano riconoscibili e identificabili, come quello di “Vicari”, alias Vincenzo Li Causi, o quello di “Jupiter”, alias Giuseppe Cammisa, braccio destro di Francesco Cardella, il co-fondatore della Comunità Saman insieme a Mauro Rostagno, anch’egli giornalista ucciso nel 1988 in un agguato mafioso a Lenzi, in provincia di Trapani. Infine, un altro nome di battaglia ha destato molto interesse, ed è quello di “Condor”, che potrebbe riferirsi a Marco Mandolini. La giornalista Ilaria Alpi potrebbe aver scoperto dettagli compromettenti su traffici illeciti che riguardano membri di Gladio o della P2? Li Causi e Mandolini potrebbero essere stati eliminati per impedire che rivelassero informazioni compromettenti riguardanti operazioni segrete come Gladio o traffici illeciti collegati ai servizi segreti? Ad ogni modo, esiste un filo conduttore che lega le loro morti, avvenute tutte in circostanze sospette, e questo sembra essere la Somalia.
ARTICOLI CORRELATI
Commemorazione Marco Mandolini, Carbone: ''Si era opposto a dei pezzi deviati dello Stato''
Marco Mandolini e il mistero di ''Stay Behind'': tra le ombre di Gladio, 007 e poteri occulti
Le conoscenze nascoste della Cia sulle stragi e sulla morte di Marco Mandolini
Morte di Marco Mandolini, parla una fonte confidenziale: Cia sapeva tutto
Marco Mandolini, l'ex Sismi e parà della Folgore finito nel mirino della Falange Armata











