Case Italia al governo: la causa di Cipriani contro Report e Il Fatto è caso tipico da lite temeraria
La rete di ong: “Entità eccezionalmente elevata del risarcimento richiesto. I potenti di turno abusano degli strumenti del diritto per mettere a tacere critiche sgradite”
Un “caso con le caratteristiche tipiche di una causa temeraria”. Così l’ong Case Italia (componente italiana della Rete europea di ong impegnate sulle Slapp) ha definito la causa intentata dalla società Cipriani USA Inc., promossa a New York contro Il Fatto Quotidiano e Report, per l’inchiesta sulla grazia del presidente della Repubblica a Nicole Minetti. La richiesta “monstre” di risarcimento da 250 milioni di dollari del gruppo di Giuseppe Cipriani (in foto), compagno dell’ex igienista dentale condannata per peculato e induzione alla prostituzione, rientra proprio nelle classiche “Slapp”, azioni legali volte ad abbattere voci scomode.
Case Italia parla infatti di “entità eccezionalmente elevata del risarcimento richiesto” e nel “contesto in cui l’azione è stata promossa, caratterizzato da più ampie pressioni nei confronti del Fatto Quotidiano”.
L’analisi è contenuta nella memoria depositata in Commissione Giustizia alla Camera, dove ieri la rete di ong ha criticato il governo Meloni per le modalità con cui sta recependo la direttiva Ue che dovrebbe tutelare giornalisti e attivisti da questo tipo di azioni legali.
“Il procedimento” che riguarda Il Fatto, spiega la portavoce italiana Sielke Kelner, “presenta molte delle caratteristiche tipiche delle Slapp, tra cui una richiesta risarcitoria esagerata e un contenzioso avviato in risposta a una attività giornalistica rilevante per il pubblico interesse, perché relativa alla grazia di una figura di rilievo pubblico”. La causa negli Usa non è per diffamazione ma, aggirando la tutela del primo emendamento, per “significativi danni commerciali” asseritamente arrecati alla Società americana. Inoltre, in un’intervista lo stesso Cipriani a aveva dichiarato: “Più che (pagare, ndr) i danni, io credo che dovrebbero chiudere il giornale”. Parole che, secondo Kelner, “sembrano rafforzare la convinzione che i procedimenti legali avviati nei confronti del Fatto costituiscano una forma di intimidazione legale”. Case in queste ore ha anche pubblicato sul proprio sito la notizia della causa nella “galleria della vergogna”: “L’obiettivo è non lasciare soli i bersagli colpiti da Slapp”, dice Kelner, “e puntare i riflettori sui potenti di turno che, grazie alla loro disponibilità economica e/o al loro potere politico, abusano degli strumenti del diritto per mettere a tacere critiche a loro sgradite su questioni di interesse pubblico. Chi ricorre alle molestie legali contro chi fa informazione o chi esercita il diritto alla libertà di espressione deve essere esposto al giudizio dell’opinione pubblica”. Un vero e proprio sostegno, spiega la coordinatrice di Case Daisy Ruddock: “Siamo a fianco del Fatto mentre affronta questa azione legale, intentata con l’obiettivo di limitare la libertà di stampa. È oggi più che mai importante denunciare queste cause temerarie, sempre più diffuse in tutta Europa, e in particolare in Italia”. L’Italia è recentemente precipitata al 56° posto nella classifica mondiale 2026 di Reporters sans Frontières sulla libertà di stampa ma il dato non sembra allarmare l’esecutivo. Il plastico di questa indifferenza è la seduta semi-deserta della commissione Giustizia. I commissari presenti, per lo più dell’opposizione, hanno dichiarato che senza modifiche, il decreto che recepisce la legge Ue è “un’occasione persa”. L’Europa, infatti, ha fornito precise linee guida per contrastare il fenomeno delle “Slapp” e vanno dall’archiviazione rapida delle cause infondate fino al risarcimento dei danni di chi ha subito la causa temeraria. Il decreto del governo, invece, sul punto prevede che siano applicate soltanto quando una delle parti è residente. Un fazzoletto di risarcimenti che riguarderà solo il 10% dei casi. “L’esecutivo” per Case Italia “manca di ambizione e dialogo. Si tratta di una trasposizione simbolica, tardiva e inefficace”. Un’interpretazione “restrittiva” anche perché il decreto lascia fuori i procedimenti pendenti. “Si crea un sistema a doppio binario dove solo una minoranza sarà protetta”, ha commentato Francesca Loffari di Amnesty International.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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