Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Cronaca

Ustica, i familiari delle vittime: “La verità non può essere archiviata”

Alla vigilia dell’udienza sul possibile stop all’inchiesta, i parenti delle 81 vittime chiedono nuovi approfondimenti

AMDuemila

A quarantasei anni dalla strage di Ustica, i familiari delle ottantuno vittime del Dc9 Itavia continuano a chiedere che l’inchiesta non venga fermata. Alla vigilia dell’udienza davanti al gup di Roma sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, l’avvocato dei familiari, Alessandro Gamberini, intervistato da Repubblica, ha rilanciato la necessità di proseguire le indagini su una delle pagine più oscure della storia italiana. 

Il 27 giugno 1980 il Dc9 Itavia precipitò nel Tirreno causando la morte di 81 persone. Da allora, tra depistaggi, omissioni e piste investigative mai completamente chiarite, la ricerca della verità è diventata una lunga battaglia giudiziaria e civile. 

“Le famiglie non si rassegnano a un’archiviazione dopo un’indagine lunghissima che ha però chiarito molti elementi sullo scenario di guerra nel quale maturò l’abbattimento del Dc9”, ha spiegato il legale. Le perizie, sottolinea, “hanno ormai escluso l’ipotesi della bomba a bordo e convergono su un evento esterno all’aereo”. 

Nel corso degli anni sarebbero emersi diversi elementi rimasti senza risposta. Tra questi, il ruolo del comando Nato di Bruxelles, allertato la notte della strage, il traffico militare registrato presso la base francese di Solenzara, in Corsica, e la presenza della portaerei francese Foch nel Mediterraneo occidentale. Uno dei nodi principali riguarda però la mancata collaborazione internazionale. “Molte rogatorie verso Francia e Stati Uniti non hanno avuto risposte complete”, spiega Gamberini, citando in particolare “i dati dell’Awacs che sorvolava la zona dell’abbattimento e che ancora oggi restano inaccessibili”. 

E ancora: “C’è una difficoltà evidente ad ammettere fino in fondo l’ostruzionismo dei Paesi alleati e la mancata collaborazione internazionale. E c’è anche il tentativo di spostare l’attenzione verso ipotesi alternative, come quella palestinese, che finirebbero per intrecciarsi impropriamente con altre stragi come quella alla stazione di Bologna”. 

I familiari delle vittime stanno chiedendo ulteriori approfondimenti tecnici e investigativi. Tra i punti ancora da chiarire vi sarebbero i documenti Nato depositati all’Archivio di Stato dopo la direttiva del 2023, il ruolo dell’aeroporto militare di Grazzanise e i movimenti aerei registrati quella notte nei cieli della Toscana. 

Nel frattempo, l’associazione continua a sostenere la tesi del missile esploso all’esterno dell’aereo e ritiene che l’ipotesi della cosiddetta “low collision”, cioè la turbolenza provocata dal passaggio ravvicinato di un velivolo militare, non sia stata adeguatamente approfondita. 

Per i familiari, però, il punto centrale resta uno: non interrompere la ricerca della verità. “La ricerca della verità è stata ostacolata fin dall’inizio da reticenze, omissioni e depistaggi”, conclude Gamberini. “Ma i familiari non intendono fermarsi. Perché dopo quarantasei anni non si può archiviare una strage senza avere tentato ogni strada utile per arrivare alla verità”.

ARTICOLI CORRELATI

Ustica, appello dei familiari: ''Non archiviate, il DC9 fu abbattuto''

Ustica, la battaglia continua

Strage di Ustica, parla un ex militare NATO: ''Battaglia aerea tra caccia coinvolse il DC-9''

Foto © Imagoeconomica