Report compatta su solidarietà a Ranucci: giornalista smentisce le accuse politiche

La redazione di Report ha espresso solidarietà unanime al suo conduttore Sigfrido Ranucci, annunciando al contempo la prosecuzione delle attività e una campagna per difendere il lavoro del programma. In una nota diffusa oggi, la squadra ha dichiarato di voler rilanciare "la campagna social per condividere le repliche sospese dalla Rai" e di preparare "uscite pubbliche per riaffermare la correttezza delle inchieste realizzate in questi 30 anni, inchieste che hanno superato indenni centinaia di querele e richieste di risarcimento milionarie, grazie all’inattaccabilità del lavoro giornalistico svolto". La redazione ha inoltre assicurato che "tutta la squadra continuerà il lavoro già avviato per la prossima stagione, con rinnovato impegno, indipendenza e libertà". Nelle stesse ore Ranucci è intervenuto personalmente sui social per chiarire alcune ricostruzioni di stampa emerse da verbali secretati della Commissione Antimafia: "Non ho mai detto che Fazzolari e il Giornale fossero i mandanti del mio attentato. Quanto riportato dagli organi di stampa, che riportano estratti di verbali di seduta secretata alla Commissione Antimafia, non corrisponde al vero. Ho sempre detto dall’inizio che non ho mai pensato che ci fossero mandanti politici, basta vedere le cronache di quei giorni".
L’attentato dinamitardo ai danni del giornalista risale al 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose sotto la sua abitazione a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia. L’inchiesta ha portato all’arresto di tre napoletani – Saverio Mutone, Antonio “o’ malessere” Passariello e Pellegrino D’Avino (figlio biologico di Passariello) – ritenuti gli esecutori materiali. Valter Lavitola, indicato come presunto mandante e definito “amico fraterno” di Ranucci, è indagato a piede libero. Gli investigatori avevano individuato già a maggio Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunese considerato l’intermediario tra Lavitola e la banda, mettendo sotto intercettazione quattro utenze a lui riconducibili. Dalle carte emerge che Tavares avrebbe offerto ai presunti esecutori l’assistenza legale dell’avvocato Sergio Cola, storico difensore di Lavitola, oltre a una carta di credito e risorse per lasciare temporaneamente l’Italia.
Pellegrino D’Avino ha confermato ai pm il rapporto di amicizia con Gomes, ex bodyguard: "Ci siamo occupati insieme di sicurezza in alcuni locali e cerimonie in Campania". Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, D’Avino ha negato di conoscere Lavitola e Ranucci ("non sapevo fosse un giornalista") e ha riferito che nessuno voleva fare del male. Parallelamente, Fratelli d’Italia ha presentato una denuncia in Procura nei confronti di Ranucci per presunti attacchi e diffamazioni rivolti al partito e ai suoi esponenti. Il giornalista ha replicato di aver sempre operato nel rispetto della verità e della libertà di stampa, dichiarandosi pronto a difendersi in sede legale se necessario. La Procura valuterà ora il merito della querela.
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