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| Cronaca

Ranucci: ''Ordigno messo per fermare una notizia che doveva arrivare a Report''

Oggi l'interrogatorio di Valter Lavitola, accusato di essere il mandante

AMDuemila

"Io non ho certo bisogno di visibilità. Casomai ne avrei bisogno di meno per tutti gli attacchi che mi hanno fatto. E poi che faccio? Faccio saltare una macchina con il rischio di far morire mia figlia? Io ho sempre detto che non credevo all'ipotesi del mandante politico. Quell'ordigno è stato messo lì in quel momento per fermare una notizia che doveva arrivare a noi di Report". 
Sono state queste le parole del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci riportate da Repubblica. È da poche ore che è emersa la notizia dell'indagine che vedrebbe Valter Lavitola (accusato di concorso in strage aggravata dal metodo mafioso) come il presunto mandante dell’attentato dinamitardo sotto casa sua, il 16 ottobre scorso a Pomezia, all’esterno della villetta dove il conduttore di Report vive assieme alla famiglia. L'ipotesi di Ranucci è che Lavitola sia stato uno strumento di qualcuno per “far detonare la reputazione” sia del giornalista sia del programma Report
Le domande sono ancora tantissime e l'ordinanza di 107 pagine con cui è stato ordinato l'arresto dei presunti esecutori non aiuta da questo punto di vista: come faceva chi ha organizzato l’attentato a sapere che proprio quella sera sarebbe rientrato a casa? 
C'è stata una soffiata? C'è qualcuno dietro a Lavitola? 
Forse oggi quest'ultimo davanti ai magistrati potrebbe dire di più. 
Nell'aria permane una pesantissima sensazione: che tutta questa vicenda sia null'altro che una polpetta avvelenata. Ranucci, intervistato dal Corriere della Sera, racconta di essere stato "molto sorpreso da questo sviluppo delle indagini". "Sono convinto però che lui non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia. Ma secondo me c'è qualcosa che non torna. Per esempio, sicuramente lui non poteva sapere quando sarei tornato a casa quella sera. Fra di noi penso ci sia un affetto sincero - ha affermato ancora il conduttore Rai -. Quindi ipotizzo che l'attentato non fosse tanto diretto a me, ma a qualcun altro per non farmi arrivare qualche notizia. Insomma, un gesto trasversale". 
Parlando col 'Fatto Quotidiano' ha detto di sentirsi "tradito”. 


Le indagini sul movente

I pm della Dda puntano a chiarire il possibile movente dell’attentato e il ruolo che Lavitola avrebbe avuto nella vicenda. Secondo la ricostruzione investigativa, l’imprenditore avrebbe coinvolto un intermediario, individuato dagli inquirenti in un dipendente di un ristorante riconducibile a Lavitola, per entrare in contatto con il gruppo che avrebbe materialmente realizzato l’azione. Gli investigatori stanno valutando tutte le ipotesi, comprese eventuali motivazioni di natura personale, mentre resta da chiarire il quadro delle responsabilità. Intanto all'ex giornalista-editorie sono stati sequestrati telefoni e pc da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda; durante la perquisizione Lavitola ha inviato a Ranucci un lungo messaggio, riportato dal 'Domani': "I carabinieri sono venuti a fare una perquisizione. Sostanzialmente mi dicono che hanno elementi inconfutabili per i quali io sarei il mandante del tuo attentato e che non sarebbe stato fatto per farti realmente del male, sostanzialmente lo avrei fatto per aiutarti". E poi: "Non è chiaro in cosa ti avrei aiutato. Mi hanno detto che se tu fossi stato d'accordo saresti indagato anche tu per la questione dell'uso dell'esplosivo, ma ovviamente questo sarebbe pura follia". Per la procura non è ancora chiaro il movente che avrebbe spinto Lavitola; gli arrestati non sarebbero collegati alla Camorra ma è un semplice gruppo da piccoli criminali dell'agro nolano che vivono di spaccio di crack nelle case popolari. 
E l'intermediario? 
Per gli investigatori è Gomes Tavares Clesio, dipendente della società di Lavitola e uomo di fiducia del ristoratore, ritenuto dagli inquirenti l'intermediario che avrebbe reclutato il commando. L'uomo, che ogni tanto lavorava anche nel ristorante, è però partito per il Camerun. Secondo gli atti dell'indagine, sarebbe stato proprio Lavitola a suggerirgli di lasciare immediatamente l'Italia e a interessarsi della sua assistenza legale. 

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Foto © Paolo Bassani