Processo Baiardo, teste Monica Breganti: riconobbi i fratelli Graviano a casa sua

Monica Breganti ha riconosciuto i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano nella cucina di Salvatore Baiardo, a Crusinallo, la frazione più popolosa del comune di Omegna, poco prima del Natale del 1993. "Mi hanno presentato un signore che si chiamava Filippo, un signore che si chiamava Giuseppe, e due donne", ha dichiarato la testimone. Solo mesi dopo, vedendoli al telegiornale, li ha riconosciuti: "Mi è venuto un infarto perché ho riconosciuto le due persone che avevo visto dal signor Baiardo". Notò anche che i nomi le erano stati presentati invertiti. La deposizione di Monica Breganti e quella del marito, l’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca, è stata resa nell’ambio del processo all’ex gelataio di Omegna, già condannato per favoreggiamento ai boss stragisti di Bracaccio. L’imputato è accusato di favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa e di calunnia aggravata per aver accusato Ricca di essere un riciclatore di denaro mafioso per conto dei Graviano, sostenendo che avesse custodito ingenti somme (tra 1,6 e 1,8 miliardi di vecchie lire) e le avesse utilizzate anche per acquistare immobili, tra cui una villa sul Lago Maggiore nella zona di Ghiffa. Accuse ritenute false dai pm della Dda di Firenze.
I due coniugi, nel corso della loro testimonianza del 17 maggio scorso, hanno ricostruito un rapporto di amicizia nato nella gelateria di Baiardo a Omegna. "C’era un rapporto anche proprio di amicizia, perché per noi, prima che sapessimo tutte le cose che sono venute fuori dopo, frequentavamo come proprio come amici", ha detto Ricca. Il legame era così stretto che i Ricca furono padrino e madrina dell’ultima figlia di Baiardo: "Per essere padrini della figlia, avevamo una frequentazione abbastanza assidua". Baiardo, hanno raccontato, presentò loro Cesare Lupo come "suo cugino, imprenditore piemontese". Con Lupo e Baiardo i Ricca fecero un viaggio in Sicilia alla fine di agosto-inizio settembre 1992. Durante quel soggiorno passarono davanti al luogo della strage di Capaci. Il 19 luglio 1992, giorno della strage di via d’Amelio, Ricca si trovava a casa di Baiardo insieme a Cesare Lupo: "Quel giorno è un sabato. Sono sicuro. Allora, ero a casa del Baiardo, c’era lì anche Lupo Cesare che stava facendo cuocere le salsicce. Era un pomeriggio, 3:15, a un certo punto io stavo guardando la televisione, esce un servizio speciale quando hanno ucciso il magistrato Borsellino". La frequentazione si interruppe tra il 1991 e il 1992 dopo avvertimenti ricevuti dal segretario comunale dottor Tenirelli e da carabinieri ("Meglio se state un po’ lontano da questo soggetto"). Entrambi i coniugi hanno escluso con forza di aver mai ricevuto denaro o favori illeciti da Baiardo. Monica Breganti ha inoltre confermato invece di avergli fatto un piccolo prestito ("credo un milione, un milione e mezzo") che fu restituito con difficoltà. Ricca ha attribuito le accuse di Baiardo a una vendetta personale: "Per me è una ripicca… mi disse, vieni a Omegna che ti devo dire delle cose che devi andare in magistratura a riferire. Io ho detto, scusa, devi dire delle cose a me per andare in magistratura a riferire? E allora, se non vieni tu, io ti tiro dentro la mia questione". Il giorno dopo presentò denuncia.
Al termine dell’udienza la presidente Anna Favi ha rinviato il processo al 1° luglio alle ore 9:30. Sono previsti l’esame di due consulenti tecnici e dei collaboratori di giustizia Gaspare Cucuzza e Fabio Tranchina. La difesa ha contestato la mancata messa a disposizione della documentazione completa alla base delle consulenze su Berlusconi-Dell’Utri e Fininvest. Salvatore Baiardo ha infine reso dichiarazioni spontanee, lamentando un atteggiamento "ostile" della Procura di Firenze dall’arresto e annunciando che si avvarrà della facoltà di non rispondere.
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