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| Cronaca

Presunti bombaroli di Ranucci pronti a parlare: la difesa punta a smontare l’aggravante mafiosa

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I quattro presunti esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci hanno deciso di rompere il silenzio. Dopo due settimane in cui si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis (ai domiciliari nell’Avellinese) hanno manifestato ai loro avvocati la volontà di essere interrogati dai magistrati della Procura di Roma. L’incontro con i difensori Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri è avvenuto ieri mattina nel carcere di Rebibbia. Il collegio valuterà a breve l’opportunità di formalizzare la richiesta di audizione al pm Edoardo De Santis, che coordina le indagini supportate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. Obiettivo principale degli indagati è duplice: ribadire la propria estraneità a contesti criminali, in particolare camorristici, per far cadere l’aggravante del metodo mafioso (art. 416-bis comma 1 c.p.), e prendere le distanze da Valter Lavitola, il ristoratore ed ex faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato esploso il 16 ottobre 2025 a Pomezia davanti all’abitazione del conduttore di Report, definito nelle carte "amico fraterno". Secondo quanto emerso, i quattro erano in contatto unicamente con Gomes Clesio Tavares, detto “O’ nir”, l’italo-camerunense factotum di Lavitola ritenuto dalla Procura intraneo al clan Russo di Nola.

Ieri il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per tre dei quattro e i domiciliari per De Filippis, insieme alla contestazione dell’aggravante mafiosa. Una decisione che ha suscitato la netta perplessità dei difensori. "C’è stupore per la decisione del Riesame: ci aspettavamo che almeno la contestazione del metodo mafioso potesse cadere", hanno dichiarato gli avvocati Pagliarulo e Falconieri. "Abbiamo appreso con perplessità, quindi c’è stupore da parte nostra, sembrava un motivo che potesse effettivamente reggere, questo anche per quanto concerne un affievolimento come dire fisiologico dell’esigenza cautelare che comunque non c’è stato. Evidentemente il riconoscimento appunto del 416 bis (comma 1 - ndr) ha in un certo qual modo travolto tutto e quindi ecco la conferma. Attendiamo ovviamente i motivi per le determinazioni del caso". I legali hanno annunciato il ricorso in Cassazione una volta depositate le motivazioni dell’ordinanza, che il Riesame impiegherà 45 giorni a redigere. Nel frattempo valuteranno eventuali istanze difensive. Lavitola resta per ora soltanto indagato, senza misure cautelari, mentre Tavares è considerato l’intermediario. Le eventuali dichiarazioni dei quattro potrebbero arricchire il quadro probatorio, chiarendo tempi, modalità economiche e natura degli accordi per il piazzamento dell’ordigno, con possibili ricadute sia sul ruolo di Tavares sia sul movente complessivo dell’attentato intimidatorio. Un tassello che, secondo fonti investigative, potrebbe avvicinarsi a una prima soluzione entro Ferragosto.

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