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| Cronaca

Prato, chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaca Bugetti e l’imprenditore Bresci

AMDuemila

L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore capo Luca Tescaroli

Al centro del presunto sistema di corruzione che si sarebbe consumato nella politica pratese, tra favori e pressioni reciproche tra politica e imprenditoria locale, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze ci sarebbero l’ex sindaca di Prato Ilaria Bugetti, esponente del Partito Democratico, e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci. Per entrambi, i magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di corruzione. Ora si attende l’udienza preliminare fissata per il prossimo 2 luglio.

Secondo la procura, guidata da Luca Tescaroli, il rapporto tra l’ex sindaca e l’imprenditore sarebbe stato caratterizzato da una serie di interessi comuni. Per i pm, Bugetti avrebbe agito in più occasioni favorendo gli interessi di Bresci, mentre quest’ultimo le avrebbe garantito sostegno politico, consenso elettorale e una rete di relazioni utili alla sua carriera. Non a caso, nelle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta, Matteini Bresci arriva a definirla “un mio attrezzo, una mia creatura”, frase che - come spiegato da “La Repubblica” - gli investigatori avrebbero interpretato come il segno di un rapporto di forte influenza.

L’indagine si è inoltre concentrata su alcuni interessi economici relativi al Gruppo Colle, il gruppo industriale toscano legato principalmente al settore ambientale, idrico e del trattamento delle acque. In particolare, sulla realizzazione di infrastrutture collegate a un depuratore destinato all’industria dell’imprenditore. Tra i punti più delicati emersi dalle indagini ci sarebbe anche la gestione dell’area dell’ex Memorino, ritenuta altamente strategica proprio perché avrebbe dovuto ospitare le terre di scavo provenienti da lavori sulla rete fognaria. Secondo l’accusa, quei lavori sarebbero stati funzionali anche al collegamento dell’azienda di Matteini Bresci con il depuratore. Nonostante il parere contrario dei tecnici, si sarebbe arrivati ugualmente a una delibera di giunta favorevole all’assegnazione dell’area.

Sempre secondo le accuse, Bugetti e Matteini Bresci avrebbero inoltre cercato di consolidare una rete di contatti e relazioni in grado di coinvolgere ambienti imprenditoriali, realtà territoriali e persino ambienti legati alla massoneria. In una conversazione intercettata si parlerebbe di circa quattromila voti provenienti da quell’ambiente e ritenuti decisivi dal punto di vista elettorale. 

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