Ponte sullo Stretto: pm indagano per corruzione, nei guai ex giudice della Corte dei Conti
Indagati anche un avvocato e un imprenditore: avrebbero cercato di avvicinare Miele per “condizionare l'esame della Corte in favore della società Stretto di Messina Spa"
La procura di Roma guidata da Francesco Lo Voi ha iscritto nel registro degli indagati Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (andato in pensione a febbraio), l’imprenditore di Reggio Calabria Vincenzo Virgoglio e l'avvocato Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria e uomo di fiducia di Salvini nonché già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa. L’inchiesta riguarda le delibere per la maxi opera che dovrà collegare la Calabria alla Sicilia. Le accuse contestate, a vario titolo, sono corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. I carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di perquisizioni nei confronti dei tre e hanno sequestrato computer, telefoni cellulari e altri supporti informatici. Al centro dell’indagine c’è il sospetto che gli indagati abbiano tentato di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sull'approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
La segnalazione sarebbe arrivata proprio dalla Corte dei Conti. E riguarda pressioni e promesse di utilità a magistrati contabili per far approvare la delibera Cipess sul ponte sullo Stretto. Si tratta di una delibera dal valore di 13,5 miliardi di euro smontata dalla sezione controllo corte dei conti sugli atti del governo Meloni che reagì gridando allo scandalo. Oggi si scopre invece che ci furono pressioni dall'ex componente del cda, prima e dopo la bocciatura della delibera. E che ad essere agganciato sarebbe stato anche Tommaso Miele. Le pressioni però non raggiunsero lo scopo in quanto la delibera non è stata mai pubblicata in Gazzetta.
Nel frattempo gli ingranaggi burocratici per l’opera si sono congelati. Secondo i pm capitolini, l'avvocato Saccomanno insieme all'imprenditore Virgoglio, avrebbe cercato di avvicinare Miele "al fine di condizionare l'esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa". In cambio della sua disponibilità, i due gli avrebbero promesso il proprio sostegno per ottenere, una volta conclusa la carriera in magistratura, una poltrona di prestigio in enti pubblici o società partecipate.
Secondo gli inquirenti, riporta la Repubblica, il magistrato contabile si sarebbe quindi messo a disposizione arrivando a fornire aggiornamenti costanti sull'andamento della procedura davanti alla Corte dei Conti, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sugli sviluppi della camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sul progetto. La propria disponibilità sarebbe arrivata al punto che quando il 29 ottobre 2025 arrivò la bocciatura dalla Corte, il magistrato, secondo la procura, si sarebbe impegnato a predisporre una memoria nell'interesse della società Stretto di Messina Spa da far pervenire al commercialista della stessa società. In cambio avrebbe mirato a un incarico di rilievo: la presidenza dell'Autorità Antitrust oppure quella di una società partecipata. L'inchiesta ricostruisce anche altri tentativi di avvicinamento. L'avvocato e l'imprenditore, infatti, avrebbero cercato contatti con ulteriori magistrati ritenuti utili agli interessi legati alla realizzazione dell'opera. L'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere informazioni coperte da segreto d'ufficio e notizie riservate sui procedimenti in corso. Nel frattempo gli indagati e la società hanno negato ogni accusa.
Fonte: La Repubblica
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