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| Cronaca

Mafia foggiana: nove arresti per tre omicidi commessi tra il 2011 e il 2016

Si tratta delle lupare bianche di Francesco Li Bergolis (ucciso nel 2011) e di Francesco Armiento (ucciso nel 2016)

AMDuemila

Il Ros dei Carabinieri ha arrestato nove persone ritenute di aver partecipato, con ruoli e compiti differenti, alla commissione, come alle fasi precedenti o successive, di tre omicidi verificatisi nel Foggiano, rispettivamente a Manfredonia e Mattinata tra il 2011 ed il 2016. Il blitz è stato coordinato dalla Dda di Bari, e supportato dal personale del Comando provinciale carabinieri di Foggia, dello Squadrone carabinieri Eliportato "Puglia" e del Servizio Centrale di Protezione. Quattro dei destinatari del provvedimento cautelare si trovano attualmente già ristretti in carcere. Il provvedimento coercitivo, che discendente da decisione cautelare, è incentrato sull'inquadramento degli omicidi alla storica faida tra il clan mafioso Romito-Lombardi-Ricucci e quello dei li Bergolis, che negli anni si è contraddistinta dal susseguirsi di molteplici delitti e tentati omicidi. L’indagine ha permesso di fare luce sulle due 'lupare bianche' del 41enne del Francesco Li Bergolis (2011) e del 29enne Francesco Armiento (2016) e l'omicidio del 37enne Ivan Rosa (2014). "Si tratta di tre vicende che hanno creato un allarme particolarmente intenso nell'opinione pubblica”, ha detto in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Bari, coordinatore della Dda, Giuseppe Gatti, evidenziando che "sono vicende che colpiscono soggetti che erano al di fuori della guerra di mafia". "Una mafia - ha aggiunto Gatti - che non si limita a farsi la guerra, ma impone un controllo del territorio annichilendo una comunità, facendo ricorso all'esercizio indiscriminato, generalizzato e spregiudicato della violenza" in una "dimensione di odio". Sono omicidi che "ancora una volta segnano il brand operativo della mafia garganica, a cui non basta cancellare una vita, ma bisogna anche cancellare la memoria di quella vita. Due di questi omicidi sono lupare bianche, il terzo, quello di Ivan Rosa è un omicidio su cui si proietta ancora una volta quel famoso 'colpo di grazia' esploso al volto con il fucile a canne mozze, quindi la cancellazione del volto, la cancellazione dei corpi". Delle nove misure cautelari eseguite oggi dai carabinieri sei sono in carcere e tre agli arresti domiciliari. La custodia in carcere è stata disposta nei confronti di Matteo Lombardi, Giuseppe Lorusso, Francesco Scirpoli, Michele Silvestri, Pietro La Torre e Renato Quitadamo. Ai domiciliari, in località protetta, i tre collaboratori di giustizia Antonio e Andrea Quitadamo, e Francesco Notarangelo. Dell'omicidio di Francesco Libergolis, commesso a Mattinata il 24 giugno 2011, rispondono i tre 'pentiti' con Lombardi, Scirpoli, Lorusso e Silvestri. Della vittima, 41 anni, allevatore di Monte Sant'Angelo, il corpo non è mai stato ritrovato. Era il nipote di Ciccillo e Pasquale Li Bergolis, al vertice del clan dei Montanari, tra i principali protagonisti della faida del Gargano. Per l'altra 'lupara bianca' contestata, quella del 29enne Francesco Armiento, scomparso da Mattinata il 27 giugno del 2016, sono stati arrestati i due presunti autori dell'occultamento del cadavere, i collaboratori Antonio Quitadamo e Notarangelo, mentre il presunto esecutore materiale è deceduto. Armiento lavorava come parcheggiatore in un'area di Mattinatella. Nel 2009 fu testimone dell'omicidio di un suo amico, Gianluigi Quitadamo, ucciso a colpi di fucile mentre era con lui in auto. L'indagato Renato Quitadamo è accusato di aver mentito sul delitto Armiento per agevolare il clan. L'omicidio mafioso di Ivan Rosa, 37 anni, ucciso a fucilate il 19 marzo del 2014 nelle campagne di Monte Sant'Angelo, è contestato ad Andrea Quintadamo e La Torre. 

Foto © Imagoeconomica