VIDEO/FOTO - Landini: ''A questo governo dà fastidio la nostra Costituzione''
A Palermo il segretario Cgil: “È il momento di scendere in piazza e riprenderci la parola”
“Questo attacco alla libertà di stampa e al giornalismo d'inchiesta è un attacco anche al diritto a manifestare, al diritto di sciopero, al diritto che la magistratura abbia la sua autonomia, dimostra un punto, e cioè che a questo governo dà fastidio la nostra Costituzione”. È il duro giudizio espresso dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, raggiunto dai microfoni di ANTIMAFIADuemila a margine de L’Altra Sicilia, la due giorni promossa dalla Cgil Sicilia ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo il 23 e 24 settembre. L’appuntamento conclusivo, L’isola dei diritti, è stato dedicato a lavoro, legalità e diritto a restare.
Interpellato sugli attacchi a Report e al giornalismo d’inchiesta, Landini ha allargato il ragionamento alla tutela delle libertà costituzionali. “Io penso che ci sia un evidente attacco a tutte quelle che sono le libertà costituzionali. Se c'è una caratteristica di questo governo, vuol mettere in discussione i valori della nostra Costituzione”. Il segretario della Cgil ha richiamato il tema dell’autonomia della magistratura e le limitazioni che, a suo giudizio, sono state introdotte sul diritto di manifestare e di scioperare, ricordando anche i procedimenti che hanno interessato persone scese in piazza per il lavoro e per la Palestina.
“Capisco che coerentemente loro non hanno fatto nulla per farla. Quindi deve essere chiaro a tutti che se fosse stato per questo governo la Costituzione repubblicana e democratica che abbiamo non ci sarebbe. Ma loro hanno giurato sulla Costituzione e noi pensiamo che sia necessario”. Landini ha quindi chiamato in causa anche gli attacchi rivolti al Capo dello Stato: “Trovo singolare anche gli attacchi che vengono fatti a quello che oggi è il garante, per fortuna che c'è, della nostra Costituzione, che è il Presidente Mattarella”.
Per il leader della Cgil, la questione investe anche la scuola e la libertà d’insegnamento, che considera parte dello stesso sistema di garanzie costituzionali. “Perché tra le libertà c'è anche quella della libertà di insegnare, c'è la libertà che la scuola sia quello strumento che permette a tutte le persone di crescere, di integrarsi e di imparare. E noi siamo di fronte, credo, a un rischio pericoloso di regressione”.
Da Palermo Landini ha rilanciato quindi la mobilitazione nazionale del prossimo 17 ottobre a Roma promossa dalla Cgil insieme alla Via Maestra, oltre cento associazioni e altre realtà della società civile, con al centro la piena attuazione della Costituzione, il lavoro, i salari, il welfare, il fisco e il contrasto alle disuguaglianze. “Per quello che ci riguarda, la nostra Costituzione non solo va difesa, ma va applicata”. E ancora: “E allora io penso che sia il momento di scendere in piazza e colgo l'occasione per dire a tutti che il 17 di ottobre è ora che ci riprendiamo la parola, perché applicare la Costituzione vuol dire aumentare i salari, vuol dire no alla precarietà, vuol dire far funzionare la sanità pubblica, vuol dire garantire il diritto all'istruzione, vuol dire soprattutto affermare una giusta, diciamo così, giustizia sociale che parte anche da un fisco serio”.
Sul fisco, Landini ha aggiunto: “Non può essere che a pagare le tasse sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, mentre in realtà si fanno gli sconti alla rendita, ai profitti e si favorisce l'evasione fiscale. Credo che sia venuto il momento che le persone riprendano voce, si scenda in piazza per dire basta e per cambiare questa situazione”.
Nel corso dell’intervista il segretario generale della Cgil è intervenuto anche sull'ipotesi di introdurre un tetto massimo alla presenza di studenti stranieri nelle scuole, definendo simili proposte “tutte lotte e mosse elettorali pericolosissime”. Secondo Landini, “in questo modo si mette in discussione un diritto fondamentale, tra l'altro si mette in discussione una funzione proprio della scuola”.
Il segretario ha richiamato la storia dell’emigrazione italiana per sostenere la necessità di puntare sull’integrazione: “Lo dico perché un popolo come il nostro, che è un popolo di gente che ha dovuto andarsene dal nostro Paese e ha dovuto fare i conti in giro per il mondo, dovrebbe imparare che l'integrazione parte proprio dalla conoscenza della lingua e da mettere nelle condizioni tutti di trovarsi a proprio agio”. Un percorso che, ha precisato, comporta il rispetto delle leggi e delle diverse culture, ma non la separazione: “Ma il tema fondamentale non è quello di costruire dei ghetti o di separare le persone, ma è quello di mettere assieme”.
Anche su questo punto Landini ha richiamato le parole del Presidente della Repubblica: “E io trovo che le parole del Presidente della Repubblica siano oggi le parole che tutti noi dobbiamo usare, proprio perché lui è il garante della nostra Costituzione e credo che questa sia la strada che dobbiamo seguire”. Per il segretario della Cgil, politiche di separazione rischiano invece di riportare indietro l’Europa: “Altre cose ci portano indietro nel tempo e portano al fatto che chi ha favorito forme di razzismo e via di questo passo nella storia dell'Europa ha prodotto dei disastri e sono quelle logiche che hanno portato alle guerre”.
La strada indicata da Landini passa quindi dall’integrazione e dalla centralità dei diritti: “E siccome oggi purtroppo siamo dentro in una situazione di guerra, io credo che la pace la si costruisse proprio a partire dall'integrazione tra le persone e soprattutto a costruire una civiltà fondata sui diritti e sulla centralità della persona e non sulla centralità del profitto, del mercato. Le persone non sono una merce che può essere comprata e venduta, ma sono soggetti che debbono potersi realizzare e vivere in pace”.
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