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| Cronaca

Il centrodestra chiude ai magistrati: niente sequestro delle chat tra Delmastro e Caroccia

Il forzista Pietro Pittalis, relatore in giunta per le autorizzazioni, si oppone alla richiesta della procura. Le opposizioni: “Scudo annunciato”

AMDuemila

Niente chat ai pm. I messaggi tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia chiesto dalla Procura di Roma che indaga sulla gestione del ristorante “Bisteccherie d’Italia” sono off limits per il centro destra. Questa è la proposta che ieri il relatore della pratica, Pietro Pittalis di Forza Italia ha presentato alla giunta delle immunità della Camera.
La richiesta della Procura non soddisfa, nei termini in cui è stata formulata, i requisiti di necessità, determinatezza, selettività e proporzionalità”, ha spiegato Pittalis evidenziando i motivi che impedirebbero, alla luce delle prerogative riconosciute ai parlamentari, di concedere via libera al sequestro ad opera dei magistrati capitolini. Ora però l’indagine è a rischio, in particolare gli accertamenti sull’intestazione fittizia, il riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa ipotizzati dai pm nei confronti di Caroccia.
Nella relazione Pittalis ha evidenziato come la richiesta dei magistrati risenta di un’impostazione che conferisce all’acquisizione delle chat “una portata sostanzialmente esplorativa (che) la avvicina a una ricerca documentale a strascico”. Ma oltre alla preoccupazione che possano essere acquisiti i messaggi tra Caroccia e Delmastro “anteriori alla costituzione della società (“Le 5 Forchette”, ndr) o ampiamente successive alla cessazione della partecipazione diretta del deputato”, c’è anche la questione della chat di gruppo con gli altri soci piemontesi. Ossia i politici di Fratelli d’Italia vicini a Delmastro che erano entrati nell’affare del ristorante. “La presenza di consiglieri regionali - scrive il forzista - rende più delicato il profilo istituzionale dell’acquisizione, poichè l’attività investigativa potrebbe restituire un quadro di relazioni politiche e istituzionali più ampio di quello strettamente necessario all’accertamento delle vicende societarie oggetto del procedimento”.
Feroce la reazione delle opposizioni. “Quando le indagini riguardano un esponente della destra scatta immediatamente la difesa della casta. Le prerogative parlamentari vengono piegate a tutela dei propri interessi, anziché delle istituzioni: è evidente che in quelle chat ci sono messaggi che metterebbero in grave difficoltà l’ex sottosegretario”, dice Angelo Bonelli di Avs. “Meloni aveva assicurato che non avrebbe coperto nessuno”, rilancia il PD per bocca della deputata Antonella Forattini. “Chiediamo quindi - incalza la dem - come si concili quell’impegno pubblico con una relazione che, di fatto, blinda la corrispondenza del parlamentare proprio nel momento in cui la Procura chiede di ricostruire la genesi societaria della “Bisteccherie d’Italia” e i rapporti con un condannato per legami con il clan camorristico dei Senese”.
Sul punto i parlamentari ed ex magistrati Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato che insieme agli altri colleghi 5 Stelle della commissione Giustizia parlano di “scudo” annunciato. “Si guardano bene dal consentire alla magistratura di smentire la favoletta secondo cui l’ex sottosegretario era del tutto inconsapevole di essersi messo in affari con un prestanome del clan Senese e di verificare eventuali altre sue relazioni pericolose: questa maggioranza ha dimostrato di essere, sin dal suo insediamento, il principale ostacolo a un serio contrasto alla mafia dei colletti bianchi, spina dorsale e pilastro del sistema mafioso attuale”.

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Foto © Imagoeconomica