L’Osservatorio Civico contro le illegalità del Friuli V.G. ha presentato venerdì 5 febbraio 2021 una mappa dettagliata dei principali disastri ambientali accumulati nell’ex provincia di Udine negli ultimi 30-40 anni. Il lavoro, frutto di tre anni di analisi su una “montagna di carte”, denuncia “illegalità diffusa” e il fallimento della politica ambientale regionale e locale.
L’associazione mette in evidenza come l’inquinamento delle falde che alimentano gli acquedotti e dell’aria che respiriamo rappresenti un pericolo concreto per la salute quotidiana dei cittadini, favorendo l’insorgere di nuove malattie. Le situazioni critiche si trascinano da decenni a causa di continue violazioni di leggi e autorizzazioni, favorite dalla carenza di strutture di controllo adeguate e dal depotenziamento degli organi di vigilanza, tra cui il Corpo di Vigilanza ambientale dell’ex Provincia di Udine, il NOE dei Carabinieri e il Nucleo “Beretti Verdi” della Guardia di Finanza di San Giorgio di Nogaro. "Numerose sono state anche le segnalazioni da parte di singoli cittadini, soprattutto anonime, di scarichi di rifiuti liquidi nei fondi persi di attività produttive, nei canali di irrigazione dei terreni e, durante le precipitazioni meteoriche, nei corsi d'acqua" si legge.
I siti più critici
A Firmano di Premariacco, definita “capitale delle discariche”, dal 1987 si susseguono irregolarità nella gestione di tre discariche adiacenti. Nonostante esposti, proteste e la relazione ARPA dell’agosto 2006 che documentava l’inquinamento delle falde dal 1999, dopo oltre vent’anni il sito è ancora in attesa di bonifica. L’Osservatorio esprime “grande delusione” per il fatto che, nella campagna elettorale del settembre 2020, i vertici regionali e nazionali abbiano visitato i due comuni senza recarsi sul luogo del degrado. Tra gli altri casi rilevati figurano la discarica di San Giovanni al Natisone (attiva dal 1992 al 1998 circa), quella di Basaldella di Campoformido (1992-2005) con grave compromissione della falda, e l’inquinamento da cromo esavalente a sud della Zona Industriale Udinese che interessa Pavia di Udine, Santa Maria La Longa e Bicinicco da oltre quarant’anni.
La “Seveso Friulana” di Nimis
Particolarmente grave è la vicenda della zona industriale di Nimis, ribattezzata “Seveso Friulana”. Il 5 ottobre 1974 venne inaugurata l’ICFI Industrie Chimiche Farmaceutiche Italiane S.p.A. della famiglia Toso. Nel 1976 si registrarono sversamenti con moria di pesci nel Torre (40 qt di trote e 400.000 pesci morti) e divieto di uso dell’acqua per circa 10.000 residenti. A poche centinaia di metri dalle prese dell’acquedotto di Zompitta, che serve anche Udine, emersero ulteriori criticità mai bonificate.
Altri fronti aperti riguardano l’inceneritore di Manzano (sequestrato l’11 settembre 2006 per superamenti di diossine), le discariche Cogolo a Zugliano, gli impianti di San Giorgio di Nogaro e Torviscosa, i malfunzionamenti dei depuratori di Lignano e San Daniele del Friuli, e le vicende della Burgo di Tolmezzo con scarichi nel Tagliamento "fino al 1987, di seguito nella fognatura comunale grazie alle deroghe di 6 mesi in 6 mesi autorizzate dal Comune (sindaco Renzo Tondo e dalla Regione); nel 1990 veniva costruito un depuratore che doveva trattare gli scarichi civili e della Burgo. Con vari artifici e la costruzione di un by-pass, il rifiuto industriale non riceveva alcun trattamento e veniva convogliato direttamente nel fiume: nel 2001 partiva un'inchiesta della Procura della Repubblica di Tolmezzo con la PM. dott.ssa Maria Elena Teatini; varie indagini avevano portato al rinvio a giudizio di alcuni responsabili e amministratori pubblici" per poi concludersi "nella sentenza del 5 aprile 2003 con varie condanne. In tempi recenti abbiamo ricevuto segnalazioni di ancora scarichi "sospetti".
L’Osservatorio richiama anche l’inchiesta del pubblico ministero Viviana Del Tedesco sulla bonifica della laguna (2010-2017), chiusa per prescrizione dopo aver mosso un centinaio di milioni di euro di soldi pubblici.
Denunce pesanti sulla classe dirigente
L’associazione denuncia un sistema caratterizzato da “un intreccio” tra politica e interessi privati ricordando le parole dell’ing. Walter Ganapini, che nel 2003 definì la situazione “peggio che in Sicilia”, e quelle dell’ex sostituto procuratore Giancarlo Buonocore, in un'intervista su Messaggero Veneto del 24 gennaio 2007: “Società senza più controlli”. “Non è credibile che nessuno si accorga di nulla, poi dobbiamo intervenire noi con provvedimenti clamorosi come il carcere”.
Viene sottolineata in particolare la posizione di Pier Mauro Zanin, Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia dal luglio 2018 fino al 2023 (eletto nella precedente legislatura). L’attuale presidente (dal 2023) è Mauro Bordin (Lega).
Zanin era già assessore all’ambiente della Provincia, consigliere di Forza Italia e contemporaneamente presidente di EXE-Ecologia x esempio e di altre società del settore, condannato dalla Corte dei Conti nel settembre 2011 per 65.600 euro di compensi non dovuti: in particolare l’Osservatorio indica “la doppia, anzi, la tripla incompatibilità” di questi ruoli tenendo conto che è stato anche “contemporaneamente Presidente della ditta Linfa srl, della MTF e di altre società che operavano e operano tuttora nel settore ambientale”.
L’Osservatorio critica anche l’operato di esponenti dei Verdi e conclude evidenziando decenni di rischi per la salute pubblica sacrificati al tornaconto di pochi.
Fonte: L'Osservatorio Civico contro le illegalità del Friuli V.G.
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