Fascisti proteggono gli affari del clan Senese: Camera blocca l’accesso alle chat di Delmastro
Con un voto segreto l’Aula di Montecitorio ha negato alla Procura della Repubblica di Roma l’autorizzazione ad acquisire la corrispondenza tra il deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro delle Vedove e Mauro Caroccia. L’assemblea ha approvato, con 206 voti favorevoli e 133 contrari, la relazione della Giunta per le autorizzazioni che respinge la richiesta dei magistrati. Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia e non indagato, risulta coinvolto nelle chat con Caroccia, ritenuto prestanome del clan Senese e già condannato in via definitiva per intestazione fittizia dei beni nell’ambito dell’inchiesta sul ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Poco importa che non ci sia un’indagine aperta per Delmastro: non avrebbe fatto nessuna differenza; l’avrebbero protetto così come è successo in passato con altri personaggi come Daniela Santanchè e Silvio Berlusconi. L’indagine ruota attorno alla gestione della società “Cinque Forchette” e al progetto imprenditoriale collegato alla cosiddetta “Bisteccheria d’Italia”, nel cui ambito Delmastro risulterebbe aver avuto, in passato, un ruolo societario. Mauro Caroccia, interlocutore delle conversazioni oggetto di richiesta, è stato indicato dagli inquirenti come prestanome e come figura contigua al clan camorristico dei Senese, tra le organizzazioni criminali più radicate e influenti nella capitale.
I pm avevano definito quelle chat “indispensabili” per le indagini, ma la compagine “garantista quando mi pare” del centro-destra ha negato il loro utilizzo. La seduta del 5 agosto 2026 si è svolta nel pomeriggio, ultima prima della pausa estiva, con la maggioranza presente in forze. Tutti i ministri sono stati precettati, compreso il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti; mancava solo Giorgia Meloni. In missione risultavano Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani, mentre la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, pure presente a Montecitorio, non è entrata in Aula. Si sono contati 31 assenti, di cui 20 ingiustificati. Giuseppe Conte ha attaccato duramente: "Non ci sono ministri presenti, nessuno vuole metterci la faccia". La presidente di turno Anna Ascani ha precisato che i ministri non possono occupare i banchi del governo perché "non è previsto, è una decisione interna corporis". Subito dopo il viceministro Edmondo Cirielli si è seduto tra quei banchi ed è stato spostato dal questore Paolo Trancassini. Sono poi arrivati Nordio, Giorgetti e altri membri dell’esecutivo. Conte ha proseguito: "Da oggi non potete più citare Paolo Borsellino”. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno alzato i telefoni al grido "Fuori le chat". Il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi ha risposto con un "no comment". Nei giorni precedenti aveva scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana dopo che il difensore di Caroccia aveva depositato in procura una memoria contenente le chat.
Ma nulla: nemmeno quelle chat possono essere utilizzate. La maggioranza fascista dice che non c’è nulla da nascondere e che si tratta solo di accanimento.
Sarà.
Intanto gli affari del clan Senese sono salvi.
Alle prossime elezioni porteranno sicuramente molti voti a chi li ha aiutati.
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