Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Cronaca

Conferenza 'Stragi. Diritto alla verità', giornalisti: verità non può fermarsi a mafia-appalti

AMDuemila
antimafiaduemila

"È una battaglia di tutti i giornalisti, deve esserlo. Abbiamo l’obbligo morale di chiedere chiarezza". Con queste parole Alessandra Costante (in foto), segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha chiuso la conferenza nazionale "Stragi. Diritto alla verità" tenutasi oggi nella sede della Fnsi a Roma. Accanto a lei Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana. L’incontro ha messo al centro l’appello originariamente firmato da 33 colleghi siciliani e trasformato in lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidenza della Commissione parlamentare Antimafia.Le sottoscrizioni, raccolte a maggio, sono nel frattempo più che raddoppiate e comprendono anche quelle della stessa Costante, di Ferrante e di Lazzaro Pappagallo, ex segretario. L’obiettivo dichiarato è evitare "una lettura riduttiva delle cause" delle stragi di Capaci e di via d’Amelio, che costarono la vita a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Francesca Morvillo e agli uomini delle scorte. Le indagini, chiedono i firmatari, "non si fermino esclusivamente al filone “mafia e appalti”, ma continuino ad approfondire anche gli altri spunti investigativi" tra cui "i rapporti con ambienti eversivi". La richiesta rivolta alla Commissione Antimafia è altrettanto netta: "non relegare sullo sfondo decenni di acquisizioni investigative, processuali e giornalistiche che hanno evidenziato il ruolo di depistatori e depistaggi istituzionali, interessi politici ed economici esterni a Cosa nostra". Il cronista palermitano Franco Nuccio, tra i primi sottoscrittori, spiega che l’organo parlamentare "sta privilegiando la pista principale seguita dalla Procura di Caltanissetta che è l’inchiesta su mafia e appalti, mentre a nostro avviso questa pista non può essere l’unica: la nostra preoccupazione è condivisa dal Gip di Caltanissetta che ha respinto per due volte la richiesta di archiviazione della Procura". Costante inquadra la vicenda in una prospettiva più ampia: "Quello che si chiede è di fare chiarezza su un periodo oscuro della storia italiana ed è una storia che non è solo storia di mafia ma che si intreccia con segreti che non sono stati portati alla luce da chi potrebbe invece farlo. È difficile dopo che sono passati 34 anni però è necessario per questo paese fare pulizia". Il sindacato dei giornalisti, aggiunge, è in prima fila perché "tiene uniti non solo i diritti sociali dei giornalisti, il contratto, la giusta retribuzione, ma anche i loro doveri. Noi abbiamo un obbligo morale di chiedere la verità e questo ci deriva dalla nostra professione: siamo importanti per la democrazia e la democrazia passa attraverso la chiarezza. Anche su vicende che sono vecchie di 34 anni ma non sono mai state dimenticate; ognuno di noi sa dov’era quando è scoppiata la bomba di Capaci e l’autobomba di via d’Amelio, perché hanno marchiato profondamente la storia d’Italia. E il giornalismo può essere importante per la storia del paese se dà queste risposte". 

ARTICOLI CORRELATI 

Palantir, il controllo dei dati e le verità scomode: così vogliono eliminare Ranucci
Di Giorgio Bongiovanni 

"Stragi. Diritto alla Verità", contro l'oblio e il depistaggio politico

Scarpinato: ''Stragi ancora tra noi: si vuole chiudere la saracinesca sui mandanti esterni'' - Seconda Parte

Comm. Antimafia, Pd: audire giornalisti su stragi, politica e piste nere

   

Foto © Imagoeconomica