Casinò usato per riciclare denaro. Il direttore: ''Con i controlli il fatturato sarebbe crollato''
La Procura ipotizza un sistema di riciclaggio, corruzione e false fatturazioni. Nel mirino dirigenti, imprenditori e porteurs.
Il Tribunale di Torino ha disposto il commissariamento del Casinò de la Vallée di Saint-Vincent, accogliendo la richiesta della Procura nell'ambito di una vasta indagine che ha coinvolto 33 persone e ipotizzato reati di riciclaggio, corruzione, ricettazione e associazione per delinquere. Si tratta della prima volta in cui una casa da gioco viene sottoposta ad amministrazione giudiziaria. All’interno delle motivazioni che accompagnano il provvedimento è emerso un giudizio severo nei confronti della governance del Casinò de la Vallée Spa, società controllata quasi interamente dalla Regione Valle d'Aosta. Infatti, secondo il tribunale, i vertici aziendali non direttamente coinvolti nelle attività contestate avrebbero comunque ignorato per anni numerosi segnali e campanelli d'allarme, trascurando, in questo modo, l’attuazione di misure adeguate di prevenzione e di controllo.
L’intera vicenda ha assunto un peso ancora maggiore se si considera la situazione economica della casa da gioco. Dopo il concordato avviato nel 2021 e anni segnati dal rischio di fallimento, il bilancio 2024 aveva infatti registrato un utile superiore ai 16 milioni di euro.
Oggi, l’ipotesi investigativa vedrebbe il Casinò di Saint-Vincent come una vera e propria lavatrice di denaro sporco. Un sistema che, stando agli atti dell'inchiesta, era noto anche all'interno della struttura. Durante una conversazione intercettata, l'amministratore Adoldo Buat parlava infatti di un “comportamento allegro su tutto”, frase che per gli investigatori indicherebbe l’effettivo clima di tolleranza nei confronti di pratiche irregolari.
Le indagini hanno ricostruito un meccanismo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato più volte. Ingenti somme di denaro contante venivano portate al casinò e trasformate in fiches da gioco. Una volta effettuate le operazioni all'interno della struttura, il denaro sarebbe poi stato reimmesso nei circuiti economici. Secondo la Procura, una parte di questi fondi proverrebbe da attività svolte in nero nel settore del commercio dei rottami metallici e sarebbe riconducibile alla società Rigenera Italia di Rivoli.
Al centro dell'indagine - ha spiegato “la Repubblica” - figurano Augusto Chasseur Vaser, direttore dell'ufficio cambi del casinò, e Cristiano Sblendorio, direttore marketing della struttura. Secondo gli investigatori sarebbero stati loro i principali referenti del sistema corruttivo che avrebbe consentito di aggirare le procedure di controllo in cambio di somme di denaro. Sempre secondo gli investigatori, proprio dall’ufficio di Vaser sarebbero transitate le cifre più importanti: circa sette milioni di euro in contanti successivamente convertiti in fiches.
Ci sarebbe inoltre la questione legata ai cosiddetti porteurs, persone che hanno il compito di portare nuovi clienti al casinò, soprattutto giocatori facoltosi; servizio per il quale ricevono anche una commissione, una percentuale corrispondente al denaro che i clienti spendono ai tavoli da gioco. Secondo la Procura, alcuni funzionari del casinò e alcuni porteurs avrebbero sfruttato proprio questo sistema per ottenere guadagni illeciti, soprattutto attraverso fatture gonfiate o totalmente false, con documenti che indicavano compensi superiori a quelli realmente dovuti.
Significativa è anche una conversazione intercettata che vede protagonista il direttore marketing Sblendorio. Il dirigente avrebbe raccontato di alcuni versamenti mensili da circa duemila euro utilizzati per pagare le rate di una Porsche. Nella stessa conversazione, Sblendorio avrebbe detto di aver avuto discussioni con la banca, che chiedeva spiegazioni sull'origine del denaro.
Tornando a Vaser, durante l’interrogatorio avrebbe confermato l’assenza di procedure efficaci per monitorare il denaro in circolazione. Sempre secondo Vaser, applicando rigidamente la normativa antiriciclaggio, il casinò avrebbe dovuto segnalare la maggior parte dei clienti. Una situazione che, come ha dichiarato durante l’interrogatorio, avrebbe comportato un drastico calo del fatturato del casinò.
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