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| Cronaca

Camera pronta a scudare Andrea Delmastro per il caso “Bisteccherie d’Italia”

AMDuemila

La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso di alzare un muro nei confronti della Procura di Roma nell’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”, che ipotizza il riciclaggio da parte del clan Senese. L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, oggi deputato di Fratelli d’Italia, come riferito dal ‘Fatto Quotidiano’ non è indagato ma i magistrati romani vorrebbero acquisire le chat WhatsApp intercorse con il ristoratore Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese, il cui telefono è stato sequestrato ad aprile. La vicenda, com’è noto, è quella delle cene dell’ex sottosegretario alla giustizia nel suddetto ristorante e alla sua compartecipazione alla società “Le 5 Forchette” srl che gestiva il suddetto ristorante. Martedì l’ufficio di presidenza della Giunta ha approvato all’unanimità una lettera, firmata dal relatore di Forza Italia Pietro Pittalis, con cui si chiedono chiarimenti ai pm guidati dal procuratore Francesco Lo Voi. Nel testo si contesta la formulazione della richiesta della Procura, che non parla espressamente di “sequestro di corrispondenza” ma chiede di "una volta formata copia della memoria del dispositivo in sequestro di accedere e prendere cognizione delle comunicazioni memorizzate sul dispositivo medesimo, destinate al deputato o da lui provenienti". Secondo la Giunta, alla luce della sentenza della Corte costituzionale 170 del 2023 (che annullò sequestri di corrispondenza nell’inchiesta sulla Fondazione Open), la sostanza prevale sulla forma: la richiesta potrebbe essere qualificata come autorizzazione al sequestro di corrispondenza. La maggioranza di centrodestra sarebbe pronta a negare l’accesso alle chat. La lettera definisce questo passaggio "semplice, rapido e pienamente coerente con il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato" e "non avrebbe finalità dilatorie" ma "esclusivamente chiarificatrici". Il caso ha riacceso il dibattito sul rapporto tra politica e magistratura. Il procuratore di Bari Roberto Rossi, interpellato sulla vicenda sempre dal Fatto, ha sottolineato con nettezza il principio costituzionale: "Oggi più che mai, va ribadito, che l’articolo 1 della Carta afferma che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi, chi esercita “Il meraviglioso ruolo di rappresentante della sovranità popolare, il politico di turno, è anche lui sottoposto al controllo e ai limiti previsti". Rossi ha criticato la tendenza a estendere scudi protettivi: "L’idea dello scudo si allarga a molte categorie, ma il potere dev’essere responsabile". Ha ricordato che "chiunque detiene il potere non ama essere controllato" e ha difeso il ruolo delle indagini "per tutelare i deboli di fronte al sopruso dei forti". 

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