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| Cronaca

Bomba Ranucci: i pm passano al setaccio appunti e device di Lavitola per trovare il movente

I magistrati analizzano manoscritti, telefoni e Pen drive di Valter Lavitola, indagato come presunto mandante

AMDuemila

Procedono senza sosta gli approfondimenti dei magistrati di Roma, impegnati da mesi nell’accertamento dei fatti sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso ottobre. Arrestati gli esecutori, i pm capitolini stanno passando al setaccio appunti, tre cellulari e pen drive di Valter Lavitola, controverso amico del giornalista, attualmente indagato come presunto mandante. Gli investigatori hanno avviato l’analisi del materiale sequestrato una settimana fa a Lavitola a Frascati. L’ex faccendiere durante l’interrogatorio davanti ai pm ha deciso di restare in silenzio ribadendo solo la propria estraneità ai fatti decidendo. Gli accertamenti sui dispositivi informatici e sulla documentazione sequestrata sono ritenuti uno dei passaggi chiave dell’indagine, con l’obiettivo di verificare l’eventuale esistenza di elementi utili a ricostruire la preparazione dell’attentato e i rapporti tra gli indagati.  
In questa fase dell’indagine l’attenzione resta concentrata sull’analisi del materiale sequestrato, dal quale i magistrati di Roma confidano di ottenere ulteriori riscontri sull’ipotesi accusatoria o sugli eventuali rapporti tra esecutori, intermediario e mandante (o mandanti). Al momento non è invece prevista una nuova convocazione del conduttore di Report come persona informata sui fatti. Ranucci era già stato ascoltato dagli inquirenti dopo gli arresti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta e, allo stato, non sarebbero emerse esigenze istruttorie tali da richiedere una nuova audizione. 


Ranucci e redazione di Report presentano denunce per diffamazione e violazione del segreto investigativo

Ranucci e i giornalisti della sua redazione hanno depositato due distinte denunce alla Procura di Roma in relazione alle conseguenze mediatiche e investigative dell’attentato dinamitardo subito dal giornalista lo scorso ottobre. Nella prima, Ranucci, assistito dall’avvocato Roberto De Vita, contesta la diffusione di articoli, dichiarazioni e insinuazioni che, mediante esplicite allusioni a un "finto attentato", lo hanno trasformato da vittima in presunto beneficiario, con gravi ricadute umane e professionali. "In relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture ed insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un "finto attentato" e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità, il dottore Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata ed altri reati", ha affermato il legale. Una seconda denuncia, presentata a nome dello stesso Ranucci insieme ai colleghi Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca e altri della redazione, riguarda invece la rivelazione di notizie ed estratti di atti coperti dal segreto di indagine. L’atto si concentra su "contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative alla indagine ancora in corso e di elevatissima delicatezza per il grave attentato dinamitardo nei confronti di Sigfrido Ranucci", finiti su alcune testate con "grave pregiudizio alle investigazioni, aggravamento dell’esposizione al rischio e pregiudizio reputazionale per l’uso parziale e strumentale a narrazioni distorte". La denuncia, precisa De Vita, "non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto". Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando con attenzione il materiale sequestrato e le recenti dichiarazioni pubbliche dell’ex direttore dell’Avanti! Valter Lavitola, indagato come presunto mandante dell’ordigno piazzato davanti all’abitazione di Ranucci. Oltre ai telefoni, alle pendrive e ai manoscritti acquisiti durante la perquisizione del 4 luglio, sono state inserite nel fascicolo le numerose interviste rilasciate da Lavitola negli ultimi giorni. Gli investigatori del Nucleo investigativo dei carabinieri analizzeranno queste parole per verificare se configurino una linea difensiva legittima o eventuali tentativi di depistaggio. Lavitola ha negato ogni coinvolgimento, rivendicato l’amicizia con Ranucci, fornito spiegazioni sui propri spostamenti e sul ruolo del collaboratore brasiliano Gomes Clesio Tavares, ma ha anche lanciato messaggi più ampi che ora verranno confrontati con i dati estratti dai dispositivi. Da martedì sono in corso gli accertamenti tecnici irripetibili sui cellulari sequestrati, uno dei quali ha già restituito un messaggio in cui Lavitola si augurava di ricevere "lo stesso trattamento di Berlusconi", frase al momento priva di contesto chiaro. Saranno esaminati anche gli altri tre telefoni, le due pendrive e gli appunti alla ricerca di elementi utili a chiarire movente, rapporti e cronologia dei fatti. Non vi è dubbio, secondo gli inquirenti, sul contatto tra Gomes e gli attentatori, documentato da messaggi, tabulati e fotografie. Nel quadro degli approfondimenti, è stato ascoltato come persona informata sui fatti anche un giornalista di Report, per ricostruire la natura dei rapporti con Lavitola, in particolare dopo l’attentato e in relazione all’inchiesta del programma sui cantieri navali Vittoria. Secondo quanto riferito agli investigatori, si è trattato di un normale scambio tra cronista e fonte.

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