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| Cronaca

Ascari: ''Ci si nasconde dietro la memoria di Borsellino, ma poi non si chiariscono le zone d’ombra''

AMDuemila

"Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio, una bomba uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, la prima donna della Polizia di Stato uccisa dalla mafia.
Fu un attacco a servitori dello Stato, alla giustizia, alla possibilità di costruire un Paese libero dal ricatto mafioso. A 34 anni da quella strage, il rischio più grande, insieme all’oblio, è l’ipocrisia.  
Ogni anno ci sono commemorazioni e dichiarazione solenni. Ma oltre alle parole, cosa resta? Nei fatti si stanno smontando, un pezzo alla volta, gli strumenti che hanno reso la legislazione antimafia italiana un modello nel mondo, le norme contro la corruzione, contro le infiltrazioni nell’economia e nelle istituzioni, contro quel sistema di interessi che lega criminalità e potere”. A dirlo Stefania Ascari, deputata del Movimento Cinque Stelle e membro della Commissione parlamentare antimafia. 
"In questa legislatura, la Commissione parlamentare Antimafia ha fatto il contrario di ciò per cui esiste, bloccando di fatto i lavori e ostacolando ogni nostra proposta. - ha proseguito - Falcone e Borsellino ci hanno insegnato a guardare i fenomeni criminali nel loro insieme, a seguire i collegamenti tra mafia, politica, economia e pezzi deviati dello Stato. Onorare davvero loro e tutte le vittime di mafia significa avere il coraggio di continuare quelle battaglie ogni giorno, difendere le leggi che funzionano, rafforzare gli strumenti di contrasto, cercare tutta la verità, anche quando è scomoda e tocca interessi forti. Perché chi ha dato la vita per lo Stato lo ha fatto fino in fondo, senza compromessi e senza zone grigie. Oggi, invece, si fa l’opposto, non si chiariscono le zone d’ombra e si cercano verità comode che non disturbino nessuno, poi ci si nasconde dietro la memoria. Tutto diventa passerella, un impegno finto per ricevere applausi. Ma è vergognoso ed è anche offensivo verso chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato. Uno schiaffo alla verità". 

Foto © Imagoeconomica