Antoci a Nordio: ''È stato un errore togliere l’abuso d’ufficio. Noi l’abbiamo rimesso''
L’eurodeputato M5S sulla direttiva anticorruzione europea: “L’Italia è obbligata a rimettere l’esercizio illecito di funzione pubblica”. E punta al 416 bis europeo

“Nella vita si può sbagliare. È stato un errore togliere l’abuso d’ufficio. Noi l’abbiamo rimesso”. Giuseppe Antoci si rivolge direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio e rilancia da Bruxelles la battaglia sulla normativa anticorruzione. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, intervistato da Claudio Brachino per Primo Piano Europa, format tv dell’agenzia Italpress, ha affrontato alcuni dei dossier sui quali è impegnato al Parlamento europeo, dal contrasto alla corruzione alla criminalità organizzata transnazionale.
Al centro dell’intervista c’è la direttiva anticorruzione recentemente approvata, che secondo Antoci avrà “un risvolto fortissimo in Italia”. Il testo prevede infatti il reato di esercizio illecito di funzione pubblica, “che da noi era stato abrogato” con la cancellazione dell’abuso d’ufficio. Gli Stati membri avranno 24 mesi per recepire la direttiva, anche se “possono farlo anche prima”, mentre la prossima settimana la plenaria sarà chiamata a votare un nuovo testo per invitare i governi “a fare presto”.
“Il tema non è l'obbligo, il tema è cosa si vuole fare negli Stati per tenere fuori dalla porta la criminalità organizzata e la corruzione”, afferma Antoci, che replica anche alle dichiarazioni con cui Nordio aveva sostenuto che l’Italia non sarebbe obbligata al recepimento. Una posizione che l’eurodeputato definisce “improvvida”: “Avevo già nel cassetto un parere dell'ufficio legislativo del Parlamento Ue, dove si diceva precisamente che l'Italia è obbligata a rimettere l'esercizio illecito di funzione pubblica, che è la stessa cosa dell'articolo abrogato”.
Antoci respinge anche una lettura esclusivamente repressiva della questione. “Io non sono né giustizialista né manettaro. Io sono per l'antimafia del giorno prima. Ci vuole una tutela della dignità dei cittadini quando subiscono lo strapotere di chi abusa del suo ufficio per fare un favore a Tizio e a Caio. Mi sembra il minimo sindacale”. E richiama l’importanza dei cosiddetti reati spia, procedimenti che possono nascere nelle procure ordinarie e successivamente arrivare alle Direzioni distrettuali antimafia.
Sul piano politico, l’eurodeputato annuncia quale sarebbe la scelta del Movimento 5 Stelle in caso di ritorno al governo: “Se Nordio non volesse farlo reintrodurre l'abuso d'ufficio, non si preoccupi. Quando noi torneremo al governo, fra qualche mese, sarà il primo atto che il nostro Governo farà”. Una posizione, ricorda, già espressa pubblicamente dal presidente M5S Giuseppe Conte a Nova, a Milano. Tra i primi provvedimenti del prossimo esecutivo, sostiene Antoci, “ci sarà la reintroduzione dell'abuso d'ufficio e il recepimento della direttiva europea”.
La lotta alle mafie, però, dovrebbe essere sottratta allo scontro tra schieramenti. Antoci porta come esempio il suo emendamento sull’introduzione della certificazione antimafia per l’accesso ai fondi europei: “In plenaria, su 605 eurodeputati presenti, l'hanno votato in 603. Questo è il clima che deve esserci”. Per l’eurodeputato “è inconcepibile che non si comprenda che devono essere difesi” i fondi comunitari, affinché le risorse arrivino “a chi veramente ne ha bisogno”.
Un principio di trasparenza che, aggiunge, deve valere innanzitutto per le stesse istituzioni europee, dopo scandali come il Qatargate: “Se non facciamo arrivare ai cittadini il concetto che qui siamo i primi a lottare contro la corruzione, restano smarriti”.
La sfida successiva riguarda direttamente il contrasto alle organizzazioni mafiose oltre i confini nazionali. Antoci spiega di stare lavorando “al commissario Brunner” sulla normativa relativa alla criminalità organizzata transnazionale. L’obiettivo dichiarato è arrivare a “un risultato storico”: introdurre anche nell’ordinamento europeo il 416 bis, il reato italiano di associazione di tipo mafioso.
È qui che Antoci lega il proprio lavoro nelle istituzioni europee alla memoria delle vittime della lotta alle mafie. “Io sono qui in missione. Tento di dare senso alle commemorazioni, cioè portare a casa dei risultati per commemorare davvero le persone che hanno perso la vita nella battaglia contro le mafie”. E proprio sull’introduzione del 416 bis europeo richiama Giovanni Falcone: “Falcone si commemora così. Lui aveva nel suo cuore questa vicenda, e per 20 anni non ci è riuscito. Io spero di commemorarlo così”.














