Zen, nuovo attentato al bar Chéri: è la seconda intimidazione in una settimana
Non si arresta la scia di intimidazioni che sta colpendo il bar Chéri dello Zen, a Palermo. Nella notte due persone con il volto coperto dal cappuccio della felpa hanno appiccato il fuoco ai rifiuti accumulati sotto i condizionatori della gelateria di via Mormino. Le fiamme hanno annerito i compressori senza provocare danni più gravi grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco. Più che le conseguenze materiali, però, è il messaggio intimidatorio a preoccupare gli investigatori.
Si tratta del secondo attentato contro l'attività commerciale nell'arco di una settimana, del quarto negli ultimi due anni. Per gli inquirenti l'episodio si inserisce nella più ampia offensiva estorsiva che dall'inizio dell'anno sta interessando il mandamento mafioso di San Lorenzo, dove sono già state registrate 23 intimidazioni. Secondo la Procura, non si tratta di iniziative isolate di singoli giovani, ma di azioni riconducibili a una strategia precisa finalizzata a riaffermare il controllo del territorio e delle attività economiche da parte dei nuovi reggenti mafiosi.
Neppure il blitz dell'11 giugno, che aveva portato all'arresto di otto persone, avrebbe fermato l'escalation. Già la notte stessa dell'operazione era stato incendiato il deposito della Sicily by Car di via San Lorenzo. Il 17 giugno era arrivato il primo avvertimento al bar Chéri, mentre pochi giorni fa erano stati presi di mira anche due barbieri dello Zen.
Nel frattempo, uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione, Samuel D'Acquisto, ha lasciato il carcere. Il Riesame ha disposto per il ventenne gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. È accusato di aver rubato una Fiat Panda e di averle dato fuoco all'interno di un autolavaggio in via Lanza di Scalea.
Le indagini coordinate dalla Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, proseguono. Gli otto arrestati rappresenterebbero soltanto una parte del gruppo di giovani emergenti che starebbe tentando di ridefinire gli equilibri criminali nel mandamento dei Lo Piccolo. Un'organizzazione composta da giovani cresciuti nella violenza e ritenuti responsabili di numerosi episodi armati in un'area molto estesa, da Tommaso Natale fino all'aeroporto Falcone e Borsellino. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo i possibili collegamenti tra il gruppo e alcuni boss detenuti.
L'attenzione degli inquirenti si concentra anche sulla lunga serie di intimidazioni ai danni del bar Chéri. Già nel 2022 il locale era finito nel mirino dei clan. Dalle intercettazioni dell'inchiesta culminata nel blitz dei 181 arresti del febbraio 2025 era emerso come Domenico Ciaramitaro, boss della Marinella, parlasse della necessità di assoggettare la gelateria al sistema del pizzo. “Con le buone o con le cattive”, diceva a Francesco Stagno e Antonino Mazza, aggiungendo che “questi dello Chéri sono sbirri”, ignaro di essere intercettato.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, ora al vaglio degli investigatori del commissariato San Lorenzo e della Squadra Mobile, mostrano due uomini avvicinarsi al locale e incendiare i rifiuti lasciati accanto alla gelateria in attesa della raccolta. Complice il caldo, il rogo si è propagato rapidamente fino ai due condizionatori.
Secondo gli investigatori, gli autori avrebbero cercato di far apparire l'episodio come uno dei numerosi incendi di rifiuti che si verificano durante l'estate a Palermo, mascherando così la reale natura intimidatoria del gesto.
Solo una settimana fa, davanti allo stesso esercizio commerciale, era stato fatto esplodere un potente petardo che aveva danneggiato parte del dehors. In quell'occasione era stata anche lasciata una bottiglia incendiaria accompagnata da una richiesta estorsiva di cinquemila euro.
L'accanimento contro il bar Chéri, secondo gli investigatori, sarebbe legato al rifiuto dei titolari di pagare il pizzo. Pochi giorni prima del primo attentato, infatti, avrebbero respinto la richiesta di denaro avanzata da tre presunti esattori entrati nella gelateria. Nel quartiere c'è anche chi ritiene che la serie di attacchi abbia l'obiettivo di spingere i proprietari a lasciare l'attività o a cederla. Il locale di via Mormino rappresenta infatti un'attività particolarmente appetibile per i clan, sia per la posizione strategica sia per il consistente volume d'affari, sul quale la criminalità organizzata vorrebbe continuare a esercitare il proprio controllo.
















