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| Cosa Nostra

VIDEO - Blitz a Catania contro il clan Mazzei, 20 arresti: sequestrate kalashnikov e droga

L'inchiesta è il prosieguo di una attività investigativa avviata a dicembre del 2023 su un trafficante di cocaina che riforniva Cosa nostra

AMDuemila

Gli uomini della Squadra Mobile di Catania, coordinati dalla Dda, hanno dato esecuzione a un ordinanza di misure cautelari nell’ambito di un’importante operazione antimafia nella provincia. Colpito il clan Mazzei, ala stragista di Cosa Nostra. Gli indagati della maxi operazione della Procura di Catania sono trentadue. Per venti di loro è stata disposta la custodia cautelare, mentre gli altri dodici saranno interrogati preventivamente e successivamente il gip stabilità se disporre la misura cautelare. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, con l'aggravante delle armi, traffico di droga aggravato dall'agevolazione mafiosa, detenzione di armi da guerra e armi clandestine e tentato omicidio. L'inchiesta è il prosieguo di una attività investigativa avviata a dicembre del 2023 su un trafficante di cocaina. Dalle intercettazioni è emerso che l'organizzazione criminale a cui l'indagato apparteneva era collegata al clan Mazzei e che l'uomo, affiliato alla cosca, forniva gli stupefacente a Cosa nostra collaborando con due nipoti del capo storico della "famiglia". L'indagine ha coinvolto anche altri familiari del boss tra cui la figlia. Secondo gli investigatori, la base operativa del Carcagnusi, soprannome degli appartenenti al clan Mazzei, è il rione San Cristoforo e, in particolare la zona del "Traforo" su cui gli affiliati continuano ad esercitare il loro controllo e la loro influenza. I Mazzei gestivano le proprie piazze di spaccio e rifornivano gli altri clan locali. Dall'indagine è emersa la nuova tendenza delle organizzazioni criminali che, alla strada, preferiscono come luogo per la vendita della droga le abitazioni. Per la vendita, i gregari prediligevano appartamenti presidiati con barriere e ostacoli e sistemi di videosorveglianza. Nell’inchiesta ha avuto un apporto importante le rivelazioni di alcuni pentiti che hanno raccontato le dinamiche interne alla famiglia mafiosa, gli affari illeciti gestiti e i rapporti con gli altri clan mafiosi della provincia. Ricostruito anche un tentato omicidio con colpi di arma da fuoco sparati ad agosto del 2024 contro un uomo, parente di esponenti del clan Cappello-Bonaccorsi. Nel corso del blitz sono stati sequestrati marijuana e cocaina e arsenali di armi. Solo a Picanello, in un garage, sono stati trovati Kalashnikov, un fucile semiautomatico Beretta, revolver e pistole, cocaina e marjiuana. Nelle operazioni criminose sono coinvolti la figlia del boss Santo Mazzei, Simona Concetta Mazzei, e i nipoti Matteo Mazzei e Cristian Marletta Intravai, ritenuti esponenti della famiglia mafiosa. Tra gli altri indagati legati da vincoli di sangue con il boss figurano gli altri nipoti, l'omonimo Santo Mazzei e Filippo Intravaia L'uomo di fiducia della famiglia sarebbe, sulla base degli indizi raccolti, Carmelo Grasso, che sarebbe stato operativo sul territorio con compiti di gestione anche del traffico di stupefacenti.