Processo Hydra, i pentiti rivelano: Messina Denaro faceva affari a Milano durante la latitanza

Un intreccio di omertà, incontri clandestini e accordi criminali emerge dai verbali del maxi-processo Hydra, avviato nell’aula bunker di San Vittore. Al centro, le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Gioacchino Amico, 40enne commerciante di frutta e verdura legato al clan Senese della camorra, e Bernardo Pace, 62enne imprenditore condannato a 14 anni e 4 mesi, trovato ‘suicidato’ nel carcere di Torino lo scorso 16 marzo. Entrambi, a modo loro, hanno squarciato il velo su un sistema mafioso che, dal 2019, unisce Cosa Nostra, ’Ndrangheta, camorra e, secondo Amico, anche la mafia albanese, definita “la più spietata”. Dai verbali depositati dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, coordinati dal procuratore Marcello Viola, emerge un quadro inquietante. Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa Nostra morto nel 2023 dopo 30 anni di latitanza, avrebbe partecipato a riunioni segrete a Milano, nello studio di un avvocato oggi deceduto. A rivelarlo è stato Pace, che ha descritto come il latitante si incontrasse con Paolo Aurelio Errante Parrino – cugino di Messina Denaro e presunto capo del mandamento di Castelvetrano – e utilizzasse telefonate in codice per comunicare con la sorella del boss. “Loro facevano delle riunioni”, ha dichiarato Pace, aggiungendo che il boss “chiamava con un altro telefono e parlava con la sorella” usando “una specie di messaggio in codice”. Anche Gioacchino Amico, che ha iniziato a collaborare il 3 febbraio 2026, avrebbe avuto contatti con Messina Denaro, sempre tramite un avvocato, per traffici di droga e compensazione di crediti IVA falsi. Ma le pagine più scottanti – quelle sui rapporti tra le mafie e esponenti politici locali e nazionali – sono state omissate, nascoste sotto un muro di inchiostro nero.
“Vogliono uccidermi”: la paura dei pentiti e le minacce ai magistrati
Amico, libero dopo l’arresto nel 2023 e oggi sotto protezione, non ha dubbi: “C’è gente libera, molto feroce, in grado di infiltrarsi ovunque, anche in politica”. La sua collaborazione, ha spiegato, nasce dal “dovere morale” di proteggere non solo sé stesso, ma anche l’“incolumità dei magistrati”. “In tanti mi vogliono morto”, ha ammesso, ricordando di essere stato in passato “coordinatore cittadino di Canicattì” per il movimento politico “Fare”, fondato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, oggi eurodeputato di Forza Italia. Pace, invece, aveva iniziato a parlare il 9 febbraio, dopo aver dichiarato ai pm di non saper né leggere né scrivere. Nel suo primo verbale, depositato il 19 febbraio, aveva rivelato dettagli sugli spostamenti di Messina Denaro a Milano, ma anche sulla nascita nel 2019 di un’alleanza tra le tre mafie per controllare gli affari in Lombardia. “L’associazione c’è”, aveva ammesso, parlando di una “quarta mafia albanese”, ancora più violenta delle altre. Amico, che definisce Hydra una “bella indagine che fotografa esattamente quello che è accaduto”, ha lasciato intendere che “qualcuno muoverà i fili”, promettendo ulteriori rivelazioni: “Quando sarà il momento, ne parleremo".
ARTICOLI CORRELATI
Processo Hydra: si pente Gioacchino Amico, considerato uno dei 'fondatori' del Consorzio
Suicida in carcere Bernardo Pace, collaboratore di giustizia dell’inchiesta Hydra
Processo Hydra: domani prima udienza a Milano sul 'Sistema Mafioso' lombardo
'Alleanza tra le mafie' al nord: spunta un altro pentito nel maxi processo a Milano














