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| Cosa Nostra

Partinico, liberi i fratelli Vitale: tornano in città gli eredi dei ''Fardazza''

Leonardo Vitale scarcerato il 6 agosto. Libero da anni il fratello Giovanni, ai domiciliari Francesco Nania

AMDuemila

A Partinico tornano a essere contemporaneamente presenti alcuni nomi di primo piano della storia recente di Cosa nostra locale. Il 6 agosto scorso è tornato in libertà Leonardo Vitale, figlio del boss ergastolano Vito Vitale e indicato sedici anni fa, insieme al fratello Giovanni, come erede della violenta dinastia mafiosa dei “Fardazza”. Giovanni, di quattro anni più grande, è invece libero già da alcuni anni. A dare la notizia è stato Salvo Palazzolo su Repubblica

A queste scarcerazioni si aggiunge la presenza di Francesco Nania, considerato l'autorevole cassiere della famiglia Vitale, recentemente tornato agli arresti domiciliari. Nel 2008 i carabinieri avevano posto fine alla sua latitanza individuandone il covo negli Stati Uniti, dove viveva e faceva affari. Dieci anni più tardi, durante un'indagine della squadra mobile di Palermo su uno dei “re” delle scommesse online, di cui Nania risultava socio occulto, gli investigatori scoprirono che il boss gestiva una fiorente attività di import-export proprio con gli Stati Uniti. 

Presenze ingombranti per un territorio nel quale, oltre ai Vitale e a Nania, nel corso degli ultimi anni sono tornati in libertà altri mafiosi. Una situazione che rischia di trasformare Partinico in una polveriera criminale, mentre una serie di incendi ha recentemente turbato il territorio e in città si registra una presenza sempre più pressante degli spacciatori. 

La storia dei fratelli Vitale è legata direttamente a quella del padre Vito, ancora detenuto e condannato all'ergastolo. Nella seconda metà degli anni Novanta la famiglia fu protagonista di una stagione di terrore al fianco dei Corleonesi di Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella. Killer sanguinario e mafioso spregiudicato, Vito Vitale arrivò a utilizzare i propri figli per trasmettere ordini all'esterno del carcere. 

Nel 1998, poco dopo il suo arresto, Leonardo aveva appena 12 anni quando fu incaricato dal padre di consegnare un messaggio. A raccontarlo fu Michele Seidita, mafioso divenuto successivamente collaboratore di giustizia: “Il bambino venne da me – ha rivelato Michele Seidita, mafioso poi diventato un collaboratore di giustizia – per dirmi: ‘Zio Michele, mio padre mi ha detto se puoi dare una guardata al fattore appalti’”. Un messaggio che segnava un passaggio di consegne nella famiglia mafiosa di Partinico. “Mi incaricava di occuparmi della situazione del paese”, spiegò Seidita.

Cinque anni dopo, Leonardo, ormai diciassettenne, ricevette un altro incarico durante un colloquio in carcere con il padre. Vito Vitale gli disse: “Tuo fratello cosa fa? Digli che torna subito e lo voglio a colloquio. Perché solo lui può fare queste cose”. Il riferimento era a Giovanni, che dopo avere espiato una prima condanna per associazione mafiosa si era trasferito in Germania. Ricevuto attraverso Leonardo l'ordine del padre, tornò in Sicilia.

I due fratelli furono arrestati insieme nel 2010. Leonardo, conosciuto in paese come Narduzzo, era considerato particolarmente intraprendente. “È troppo accelerato”, dicevano di lui. Le intercettazioni dei carabinieri del Gruppo Monreale restituirono giudizi ancora più pesanti pronunciati persino da alcuni parenti: “Quello più piccolo è il più tinto di tutti”. E ancora: “Maligno, tinto è… Hai capito? Pericoloso quello». Fino a un'altra frase: «La cosa paradossale è che è più crasto di suo padre”.

Leonardo è poi passato dal carcere duro, disposto nel 2010, a un percorso differente durante la detenzione. Gli educatori lo hanno descritto come un detenuto modello e in carcere ha intrapreso gli studi fino a conseguire una laurea. Dopo avere scontato la pena, è adesso sottoposto alla libertà vigilata e all'obbligo di soggiorno a Partinico. Giovanni, arrestato per mafia una prima volta quando era ancora minorenne, oggi fa invece l'allevatore.

Resta così l'interrogativo sul futuro della famiglia e sugli equilibri criminali del territorio: se cioè la dinastia mafiosa dei “Fardazza”, dopo le pesanti condanne scontate dai figli e con Vito Vitale ancora all'ergastolo, possa considerarsi definitivamente esaurita oppure se il ritorno in libertà di figure che per anni hanno avuto un peso nella storia criminale di Partinico possa incidere sui nuovi assetti di Cosa nostra. 

Fonte: la Repubblica