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Palermo, smantellata banda Kalashnikov: 22 misure per estorsioni e raid para-terroristici

AMDuemila

Ordini impartiti dal carcere di Trani attraverso uno smartphone, armi da guerra e una escalation di intimidazioni violente per imporre il pizzo: i carabinieri del comando provinciale di Palermo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito oggi 15 fermi (con altri 7 provvedimenti notificati a soggetti già detenuti), per un totale di 22 misure. Al centro dell’inchiesta il ruolo di vertice assunto nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo da Salvatore Verga, trafficante di droga detenuto, che dirigeva l’attività estorsiva della cosca nonostante la cattura di numerosi affiliati di livello apicale avvenuta l’11 febbraio 2025. Le indagini hanno ricostruito una serie di atti intimidatori compiuti con modalità violente e para-terroristiche a partire da novembre 2025 nei quartieri dello Zen, Sferracavallo e Isola delle Femmine. Tra questi, la tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Tommaso Dragotto, fondatore di Sicily by Car. Gli investigatori hanno individuato tra i presunti autori materiali degli attentati Rosario Piazza e Baldassare Rizzuto e Gian Mattia Celestino. Verga è accusato di aver commissionato le azioni dal carcere, reclutato i complici, disposto il furto dell’auto utilizzata per gli spostamenti e pagato gli esecutori una volta portato a termine l’incarico. Le analisi sui cellulari degli indagati hanno permesso di ricostruire nel dettaglio gli episodi. Nella notte tra il 20 e il 21 marzo è stata colpita con colpi d’arma da fuoco la filiale palermitana dell’autonoleggio in via San Lorenzo. Nella notte tra il 26 e il 27 maggio due incendi sono stati appiccati a Carini: il primo nella sede di Villagrazia, dove sono stati coinvolti numerosi veicoli con l’impiego di bombole di gas da campeggio; il secondo in via Sant’Anna, con un’auto carbonizzata abbandonata per la fuga. Verga avrebbe inoltre ordinato un ulteriore "devastante incendio” a una sede della società l’11 giugno, poche ore prima di essere fermato nella prima tranche dell’indagine. A Verga, insieme ad altri soggetti in corso di identificazione, vengono contestati, tra l’altro, la detenzione illegale di fucili mitragliatori con relativo munizionamento, quattro pistole, un revolver calibro 38, un fucile a pompa, una pistola calibro 40 e altre due pistole di recente acquisto. I reati contestati, aggravati dall’art. 416-bis c.p., includono estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi comuni e da guerra. Un contributo decisivo alle indagini è arrivato dal nuovo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino, arrestato il 20 marzo 2026, che ha descritto il rilievo di Verga nelle dinamiche del mandamento e ha fornito elementi riscontrati dagli investigatori, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti Giovanni Antoci e Andrea Fusco. L’operazione rappresenta la seconda fase di un’indagine che a giugno aveva già portato al fermo di otto giovani accusati di eseguire materialmente gli ordini del racket.

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