Omicidio Mattarella: pm orientati verso l’archiviazione per boss di Cosa nostra
Il boss Madonia manda una "lettera" alla gip di Palermo Antonella Consiglio

I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, sono orientati a chiedere l’archiviazione delle indagini nei confronti del boss Nino Madonia e del killer Giuseppe Lucchese, indagati come componenti del commando che il 6 gennaio 1980 assassinò Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana.
Il politico democristiano venne ucciso mentre si recava a messa per l’Epifania alla guida della sua Fiat 132, in via Libertà a Palermo, insieme alla moglie Irma Chiazzese, alla figlia Maria e alla suocera Franca. Un sicario si avvicinò all’auto e esplose sei colpi con una Colt calibro 38 special. Il delitto rimase irrisolto per quasi 45 anni. A fine 2024 la Dda aveva iscritto i due mafiosi nel fascicolo, nel tentativo di ricostruire anche le possibili connessioni con altri omicidi politici di quel periodo, tra cui quello del presidente della Provincia Michele Reina (9 marzo 1979) e del segretario regionale del Pci Pio La Torre (30 aprile 1982), esplorando compenetrazioni tra uomini d’onore e ambienti esterni come l’eversione nera.
Per verificare il coinvolgimento dei due indagati era stato disposto un incidente probatorio, richiesto dal difensore di Madonia, l’avvocato Vincenzo Giambruno, e accolto dalla gip Antonella Consiglio. I periti del Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze hanno lavorato per circa un anno, dall’estate 2025 a luglio 2026, su una fascetta para-adesiva di tre centimetri per tre prelevata dalla Fiat 127 utilizzata dai killer e abbandonata a circa 700 metri dal luogo del delitto. Nonostante le nuove tecnologie, non è stato possibile ottenere un profilo genetico utilizzabile. Anche l’esame dattiloscopico sulle impronte digitali aveva in precedenza dato esito negativo. Venuta meno ogni possibilità di comparazione, la Procura procederà ora alla richiesta di archiviazione, che dovrà essere vagliata dalla stessa gip.
L’archiviazione riguarderà soltanto la posizione di Madonia e Lucchese come esecutori materiali. Rimane ferma la condanna definitiva di Totò Riina, Bernardo Provenzano e altri vertici di Cosa nostra come mandanti dell’omicidio. In passato erano stati processati e assolti Valerio ‘Giusva’ Fioravanti e Gilberto Cavallini, esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Mentre si chiude questo filone, Nino Madonia – detenuto al 41-bis e condannato a sette ergastoli per omicidi eccellenti come quelli del giudice Rocco Chinnici e del generale Carlo Alberto dalla Chiesa – ha inviato una lettera manoscritta di tre pagine alla presidente aggiunta della sezione gip di Palermo, Antonella Consiglio, chiedendone l’astensione. Il capomafia contesta alla magistrata una presunta "grande inimicizia" nei suoi confronti che ne comprometterebbe la serenità di giudizio, con riferimenti indiretti al ruolo del marito di lei, il pm Nico Gozzo, e a minacce rivoltegli nel 2005. La giudice aveva in un primo tempo negato il gratuito patrocinio per l’incidente probatorio, concesso solo dopo ricorso. A seguito della missiva, alla magistrata è stata rafforzata la scorta al terzo livello. L’episodio ha suscitato la solidarietà dell’Associazione nazionale magistrati. "In queste ore un capomafia che si trova in regime di carcere duro al 41bis a Milano ha scritto una lettera di minacce alla presidente aggiunta della sezione gip di Palermo, Antonella Consiglio", ha scritto la Giunta esecutiva centrale dell’Anm. "A lei la solidarietà e la piena vicinanza della magistratura associata". L’associazione ha ricordato che nelle scorse settimane altre due magistrate dello stesso ufficio, Marta Maria Bossi ed Emanuela Carrabotta, sono state oggetto di minacce dopo aver svolto il proprio lavoro contro la criminalità organizzata.
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