Omicidio Agostino-Castelluccio, riparte il processo d’appello per Gaetano Scotto
Chieste nuove acquisizioni su “faccia da mostro” e l’omicidio di Natale Mondo: la Corte deciderà il 15 giugno

Ieri si è celebrata la prima udienza del processo d’appello per l’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo si sono costituite le parti nel procedimento che vede imputato Gaetano Scotto, boss mafioso condannato all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio. A presiedere il collegio è stato Antonio Balsamo, da poco nominato presidente della Corte d’Appello di Palermo.
L’udienza si è concentrata soprattutto sulle richieste formulate dalla Procura generale e dall’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Agostino, che hanno chiesto una integrazione del quadro probatorio, insistendo sulla necessità di approfondire ulteriormente i collegamenti investigativi e il contesto criminale in cui maturò il duplice omicidio del 5 agosto 1989.
La Procura generale ha innanzitutto posto l’accento sulla rilevanza delle nuove produzioni documentali rispetto ai motivi d’appello avanzati dalla difesa. In particolare, i magistrati hanno spiegato che le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca in un procedimento parallelo rappresentano una “prova sopravvenuta” rispetto sia alla sentenza di primo grado sia alla successiva presentazione dei motivi d’impugnazione. La Procura ha dichiarato di non opporsi all’acquisizione del verbale contenente tali dichiarazioni, ma ha contemporaneamente chiesto che vengano acquisiti anche i verbali delle dichiarazioni rese da Vito Galatolo davanti alla Corte nel procedimento parallelo a carico di Antonino Madonia (con rito abbreviato). Secondo la Procura generale, infatti, la questione dell’attendibilità di Galatolo è stata posta dalla difesa e, proprio per questo motivo, diventa necessario acquisire integralmente anche le sue dichiarazioni.
I magistrati si sono invece opposti alla richiesta della difesa di procedere a una nuova escussione di Giovanni Brusca, sottolineando come il collaboratore sia già stato ascoltato in questo procedimento in tempi relativamente recenti. Una nuova audizione, secondo l’accusa, costituirebbe soltanto una reiterazione della medesima prova “senza che vi sia nulla di rilevante” da approfondire ulteriormente.
La Procura generale ha inoltre contestato la fondatezza delle ulteriori richieste istruttorie avanzate dalla difesa di Scotto, sostenendo che non si tratti di prove sopravvenute rispetto alla sentenza di primo grado. Per questo, secondo i magistrati, la Corte dovrebbe attenersi al criterio delle “prove assolutamente necessarie” ai fini della decisione, ricordando anche che le ordinanze istruttorie emesse ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale non configurano alcuna violazione del diritto alla prova.
Di particolare rilievo è stata poi la richiesta della Procura di acquisire la sentenza di primo grado emessa il 6 giugno 1994 dalla Corte d’Assise di Palermo nel processo per l’omicidio dell’agente Natale Mondo, procedimento che vedeva imputati Salvatore Madonia e Giuseppe Lucchese. La Procura generale ha spiegato che tale sentenza è fondamentale per ricostruire il movente del delitto Agostino, inserendolo in una più ampia strategia criminale mafiosa collegata ad altri omicidi eccellenti maturati nello stesso contesto territoriale e temporale. I magistrati hanno evidenziato come l’omicidio Mondo, avvenuto pochi mesi prima nel quartiere palermitano dell’Arenella, presenti connessioni significative con il contesto in cui maturò il duplice omicidio Agostino-Castelluccio. La condanna nei confronti di Salvatore Madonia, divenuta irrevocabile negli anni successivi, rappresenterebbe dunque un elemento utile per inquadrare la strategia omicidiaria di Cosa nostra in quel periodo.
Ampio spazio è stato dedicato anche dall’intervento dell’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Agostino, che si è associato alle richieste formulate dalla Procura generale e ha avanzato ulteriori istanze istruttorie ritenute decisive per ampliare il quadro conoscitivo del processo d’appello.
Repici ha chiesto innanzitutto l’acquisizione integrale del rapporto della Criminalpol firmato da Giovanni De Gennaro il 17 febbraio 1983, relativo a un vasto circuito internazionale di narcotraffico che coinvolgeva personaggi come Alfonso Caruana, Pippo Bono e altri esponenti mafiosi collegati anche all’imputato del procedimento. Nel processo di primo grado, ha ricordato il legale, era stata acquisita soltanto una parte limitata di quel rapporto, ossia le prime 18 pagine contenenti i nominativi dei denunciati. Secondo Repici, invece, l’intero documento contiene intercettazioni e informazioni decisive, richiamate persino nella sentenza del maxiprocesso, che smentirebbero alcune contestazioni difensive sull’attendibilità del collaboratore Oreste Pagano.
L’avvocato della famiglia Agostino ha sostenuto che quelle intercettazioni confermerebbero l’attendibilità delle dichiarazioni di Pagano e la veridicità delle informazioni ricevute da Alfonso Caruana in merito a dinamiche criminali e relazioni mafiose rilevanti anche per il procedimento in corso. Da qui la richiesta di acquisire integralmente il rapporto giudiziario della Criminalpol.
Repici ha poi affrontato il tema della figura di Giovanni Aiello, alias “faccia da mostro”, poliziotto oggi deceduto - il cui nome compare all’interno di molte vicende ancora irrisolte del nostro Paese -, contestando le tesi difensive che tendono a screditare le dichiarazioni sul suo ruolo. Il legale ha richiamato la deposizione resa in primo grado dall’ispettore Giulio Martino, ex appartenente alla Criminalpol di Palermo, il quale riferì di avere conosciuto Aiello tramite Bruno Contrada e di essere stato informato delle sue attività e dei suoi rapporti con apparati istituzionali. Martino raccontò inoltre che Aiello gli aveva confidato di essere stato inviato in missione in Liguria durante il sequestro del magistrato Mario Sossi, nel 1974, e di avergli anche proposto missioni di addestramento in Sardegna presso strutture riconducibili a Gladio.
Da queste dichiarazioni, Repici ha collegato la vicenda agli appunti manoscritti sequestrati al generaleGianadelio Maletti nell’ambito del processo Italicus-bis. In quei documenti, ha spiegato il legale, si faceva riferimento a riunioni del Sid durante la fase cruciale del sequestro Sossi, nelle quali veniva progettata un’operazione che avrebbe coinvolto esponenti dei carabinieri e della polizia di Stato. Secondo Repici, tali elementi potrebbero corroborare quanto riferito da Giulio Martino su Aiello e sui suoi rapporti con apparati di sicurezza dello Stato. Per questo motivo la parte civile ha chiesto l’acquisizione degli appunti manoscritti di Maletti custoditi nel fascicolo dell’autorità giudiziaria di Bologna relativo al processo Italicus-bis.
Sul fronte della difesa, l’avvocato D’Aqui, legale di Gaetano Scotto, ha chiesto alla Corte di dichiarare inammissibile l’appello delle parti civili e ha domandato un termine per esaminare nel dettaglio tutte le nuove richieste istruttorie avanzate dalla Procura generale e dall’avvocato Repici. Il difensore ha sottolineato la necessità di valutare le dichiarazioni di Vito Galatolo nel procedimento parallelo a carico di Madonia, così come la rilevanza della sentenza sull’omicidio Natale Mondo e della documentazione richiesta dalle parti civili.
Accogliendo la richiesta della difesa, il presidente Antonio Balsamo ha disposto il rinvio dell’udienza al 15 giugno prossimo. In quella data la Corte sarà chiamata ad ascoltare le parti e a decidere sull’ammissibilità delle richieste istruttorie avanzate nel processo d’appello.
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