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| Cosa Nostra

Messina Denaro, altre tre donne nel sistema di protezione del boss

AMDuemila

Indagate due sorelle dell’ex latitante e sequestrato lo studio dell’ex avvocata

Si allarga ancora il fronte delle indagini sulla rete che per anni ha garantito copertura e protezione alla latitanza di Matteo Messina Denaro. Secondo quanto emerso dagli accertamenti coordinati dalla procura distrettuale antimafia di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, sarebbero ancora una volta alcune figure femminili ad avere avuto un ruolo nel sistema di sostegno al boss di Castelvetrano. Sorelle, amanti, professioniste: un universo che gli investigatori ritengono abbia contribuito, in modi diversi, a mantenere invisibile l’ultimo dei Corleonesi fino al suo arresto del 16 gennaio 2023. 

Al centro della nuova inchiesta ci sono Bice e Giovanna Messina Denaro, finora rimaste ai margini delle cronache giudiziarie sulla famiglia del capomafia. Le due donne, rispettivamente mogli di Gaspare Como e Rosario Allegra, entrambi condannati per mafia, risultano indagate per procurata inosservanza della pena. Nelle scorse settimane la procura aveva chiesto per loro l’arresto contestando il reato di associazione mafiosa, ma il gip ha rigettato la richiesta cautelare riqualificando l’accusa. Su questa decisione la Dda ha già presentato appello davanti al tribunale del Riesame. 

Diversa la posizione delle altre due sorelle del boss, Rosalia e Patrizia, entrambe già considerate dagli inquirenti pienamente inserite nel contesto mafioso. Rosalia fu arrestata poco dopo la cattura di Messina Denaro. Determinante, nelle indagini, il pizzino trovato nascosto nella sedia della cucina della donna, elemento che consentì agli investigatori di arrivare alla clinica privata di Palermo dove il latitante si stava sottoponendo alle cure mediche al momento dell’arresto. Attualmente è detenuta ed è stata già condannata in Appello a 14 anni di carcere, mentre si attende il pronunciamento della Cassazione. Patrizia, invece, è tornata a Castelvetrano dopo essere stata scarcerata lo scorso anno, una volta scontata una condanna definitiva a 14 anni e mezzo per mafia.

Le nuove attività investigative hanno riguardato anche la figura dell’ex avvocata di Messina Denaro, Antonella Moceri, morta nel 2015 a causa di un malore mentre si trovava al cimitero di Campobello di Mazara per fare visita al marito. Questa mattina i militari del Crimor del Ros e la polizia hanno eseguito il sequestro dello studio legale della professionista, oggi ereditato dal figlio Aurelio Passanante, che non risulta indagato. L’unico collegamento del legale con la vicenda riguarda la difesa di Andrea Bonafede, l’uomo che prestò la propria identità al superlatitante. 

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione soprattutto sugli archivi lasciati dall’avvocata, che difese Messina Denaro durante la sua latitanza nei primi anni Duemila. Il marito della donna, Maurizio Passanante, venne assassinato nel 2008 a Campobello di Mazara da un commando armato, in un delitto rimasto ancora senza colpevoli né una verità giudiziaria definitiva. 

Secondo la tesi dei magistrati palermitani, tra Antonella Moceri e Matteo Messina Denaro sarebbe esistito un rapporto particolarmente stretto. Proprio partendo da questa ipotesi, gli inquirenti stanno tentando di ricostruire la rete di rapporti, protezioni e coperture che avrebbe accompagnato il boss fino al 2015, un lungo tratto della sua latitanza che continua a presentare numerosi punti oscuri e interrogativi ancora irrisolti.  

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