La Dda di Milano ha chiesto e ottenuto l'applicazione del 41-bis, il cosiddetto regime del carcere "duro", per Giancarlo Vestiti, presunto "luogotenente" della camorra del clan romano dei Senese che puntava, stando alle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, a diventare il boss di quella che è stata ribattezzata la "mafia a tre teste", ossia l'alleanza tra esponenti di Cosa nostra, ‘Ndrangheta e camorra per fare affari in Lombardia. A fine maggio scorso Vestiti, 58 anni, è finito in carcere, dopo aver trascorso un lungo periodo ai domiciliari sulla base, secondo gli accertamenti della Procura, di consulenze mediche fasulle. E' tra gli imputati del maxi processo Hydra in corso con rito ordinario a carico di oltre 40 persone e che riprenderà il 3 settembre nell'aula bunker davanti al carcere di San Vittore. Già in abbreviato erano arrivate 62 condanne. Anche l'imputato Gioacchino Amico, uno dei pentiti della maxi inchiesta, che sta approfondendo con più interrogatori anche i rapporti delle cosche con la politica, ha messo a verbale che il capo di "tutta l'organizzazione", ovvero dell'alleanza o "consorzio" tra le mafie, sarebbe stato Giancarlo Vestiti. Di recente la Procura diretta da Marcello Viola ha chiesto il carcere duro per il 58enne, regime poi applicato dal Dipartimento amministrazione penitenziaria.
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