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| Cosa Nostra

I presunti pizzini di Bagarella usciti dal 41-bis: cosa sappiamo del caso

Un ex detenuto li ha consegnati a Fanpage.it. Ora il Parlamento chiede verifiche sulle procedure di sicurezza a Sassari

Giuseppe Cirillo

Alcuni biglietti attribuiti alla penna di Leoluca Bagarella, storico boss di Cosa nostra detenuto al 41-bis nel carcere di Sassari-Bancali, sarebbero riusciti a superare i confini della sezione di massima sicurezza e ad arrivare all'esterno dell'istituto penitenziario. Si tratta di una vicenda che richiede ancora delle verifiche, sia sulla sua autenticità sia sulla ricostruzione dei passaggi, ma che ha già provocato reazioni politiche e interrogazioni parlamentari rivolte al ministro della Giustizia Carlo Nordio. 

Verifiche obbligatorie sia per il personaggio coinvolto, sia per la questione sicurezza, collegata direttamente al regime carcerario del 41-bis. Bagarella rappresenta, infatti, uno dei nomi più pesanti di Cosa nostra stragista. Era il cognato di Totò Riina ed è stato uno degli esponenti di vertice dell'ala corleonese. Non a caso, dopo l’arresto di Riina, avvenuto il 15 gennaio 1993, fu proprio Bagarella ad assumere un ruolo centrale nella gestione di Cosa nostra. Bagarella venne arrestato il 24 giugno 1995 ed è rimasto detenuto dopo la condanna a tredici ergastoli. Non ha mai intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia.

Questo, mentre il regime di 41-bis ha tra i suoi obiettivi principali quello di interrompere i collegamenti tra gli esponenti delle organizzazioni mafiose detenuti e i personaggi che fanno parte delle strutture criminali esterne.

Non a caso e almeno per il momento, il punto centrale della questione, oltre al contenuto dei pizzini, è la domanda su come sia possibile che del materiale proveniente da una sezione carceraria sottoposta al regime di 41-bis sia potuto uscire all’esterno.

Ad ogni modo, i pizzini sarebbero poi finiti nella redazione di Fanpage.it attraverso un ex detenuto del carcere di Sassari-Bancali. Secondo l’inchiesta di Fanpage.it, infatti, la catena sarebbe questa: un detenuto addetto alla distribuzione del vitto nella sezione 41-bis sarebbe entrato in possesso dei biglietti e li avrebbe portati al proprio compagno di cella; quest’ultimo, successivamente divenuto ex detenuto, li avrebbe consegnati alla redazione.

Si tratta di fogli che conterrebbero prevalentemente saluti, riferimenti al ministero della Salute e frasi apparentemente difficili da interpretare. Tra queste compaiono espressioni come "Saluti alle Maserati" e riferimenti alle "rosse" e ai "piccolini". I biglietti sarebbero inoltre firmati con il nome "Luca".

Sul retro dei fogli, invece, compaiono elementi che sarebbero riconducibili alla vita quotidiana del carcere, come indicazioni relative ai menù, prodotti acquistabili dai detenuti, sigarette, tabacco e altri generi. Su uno dei documenti comparirebbe anche un riferimento alla direzione del carcere.


La firma "Luca" e i riferimenti alle Maserati

L'attribuzione dei fogli a Bagarella non può essere, almeno per il momento, considerata accertata. Tuttavia, sarebbero diversi gli elementi ritenuti compatibili con la figura del boss, oggi 84enne e in condizioni di salute precarie.

Tra gli elementi che lo collegano ai pizzini ci sarebbe innanzitutto la firma “Luca”, che sarebbe il nome con il quale sarebbe stato chiamato abitualmente. L’altro riferimento, invece, è quello della Maserati.

Secondo Alfonso Sabella, che all’epoca dei fatti, in qualità di sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo, si occupò delle indagini che portarono alla cattura di Bagarella, durante il periodo in cui veniva controllata la corrispondenza di Bagarella e Riina erano emersi scambi nei quali si parlava anche di Formula 1 e motori. Dunque, il riferimento a un'automobile di lusso sarebbe compatibile con interessi già riscontrati in passato. Anche l'accenno al ministero della Salute potrebbe avere una spiegazione legata alla situazione carceraria. Soprattutto alle condizioni di salute di Bagarella, che, molto probabilmente per via dell’età, sarebbero sempre più precarie.

L’altra questione che ha sollevato molti interrogativi è la modalità con la quale i pizzini sarebbero usciti dal carcere. Secondo la testimonianza raccolta da Fanpage.it, il materiale in questione sarebbe passato attraverso un detenuto impiegato nel servizio di distribuzione del vitto all'interno della sezione 41-bis. Lo stesso detenuto avrebbe svolto anche altre attività, comprese alcune operazioni di pulizia. Il detenuto avrebbe quindi avuto accesso agli spazi della sezione di massima sicurezza e sarebbe riuscito a portare i pizzini fuori dall'area, consegnandoli successivamente al proprio compagno di cella.

La normativa consente che, in determinate circostanze, alcune attività necessarie al funzionamento delle sezioni siano affidate anche a detenuti di media sicurezza opportunamente individuati dall'amministrazione penitenziaria. Ora, se la ricostruzione fosse confermata, bisognerebbe capire non soltanto chi abbia avuto materialmente accesso agli spazi frequentati da Bagarella, ma anche quali controlli siano stati effettuati prima e dopo l'ingresso nella sezione.


Il caso è arrivato in Parlamento

Dopo la pubblicazione dell'inchiesta si è attivata anche la Commissione parlamentare Antimafia, mentre il caso è arrivato all'attenzione del Parlamento.

Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere chiarimenti su quanto avvenuto. Un'altra interrogazione è stata invece presentata dal senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, insieme a Walter Verini, capogruppo del partito nella Commissione Antimafia, e alla senatrice Vincenza Rando.

Oltre a verificare l'autenticità dei pizzini e stabilire se provengano effettivamente dalla sezione 41-bis di Sassari-Bancali, i parlamentari hanno chiesto di ricostruire l'intera catena attraverso la quale i documenti sarebbero transitati, individuando chi abbia avuto accesso alla sezione, quali detenuti siano stati impiegati nei servizi interni e secondo quali criteri siano stati scelti. Tra gli elementi sui quali viene chiesto di fare luce figurano anche i controlli effettuati sui detenuti addetti al vitto e alle pulizie, gli eventuali registri degli accessi, gli ordini di servizio e i sistemi di videosorveglianza disponibili. Senza dimenticare, ovviamente, se quanto avvenuto sia il frutto di un singolo episodio oppure no. E se negli ultimi anni si siano verificate altre anomalie particolari, come sottrazioni di documenti o tentativi di comunicazione non autorizzata nello stesso istituto o in altre sezioni 41-bis italiane.

L’interrogazione parlamentare si estende anche all'intero sistema nazionale per capire se sia necessaria una verifica delle procedure adottate in tutte le sezioni 41-bis, con particolare attenzione all'impiego di detenuti esterni per la distribuzione dei pasti e altri servizi interni. Insomma, la questione potrebbe avere dei risvolti molto più ampi. 

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Foto © Archivio Letizia Battaglia