Hydra: pentito svela ''ponte'' politico tra i boss. Nuova indagine sull'alleanza mafiosa
Dai verbali più recenti di un collaboratore di giustizia depositati nel maxi-processo Hydra emerge un nuovo filone di indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul cosiddetto sistema mafioso lombardo, l’alleanza tra Cosa nostra, ’Ndrangheta e Camorra romana. I pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno messo a disposizione delle parti processuali, con numerosi omissis, gli atti degli interrogatori resi anche al pm Giovanni Tarzia da Francesco Bellusci. Il trentottenne di Cuggiono, condannato a 4 anni e 6 mesi con rito abbreviato come esponente della locale di ’Ndrangheta di Lonate Pozzolo e poi passato tra i pentiti, ha rilasciato dichiarazioni il 2 settembre scorso che puntano a un consigliere comunale dell’hinterland milanese. Bellusci parla di "un tizio di Buscate", comune dell’hinterland, "che fa parte dei consiglieri comunali di maggioranza" e "molto amico" di Giacomo Cristello, condannato in abbreviato a 11 anni come esponente del sistema di alleanza. Secondo il racconto del collaboratore, quel politico – al momento non indagato – avrebbe fatto "da tramite" o da "ponte" tra Cristello e gli esponenti della famiglia Rispoli "per non essere intercettati, per non avere collegamenti, sempre per i soliti fatti di indagine". Avrebbe agito da "ambasciatore" per veicolare messaggi e anche denaro, anche "1000/2000" euro, destinati al boss Vincenzo "Cenzo" Rispoli, detenuto in regime di 41 bis. Circostanze che, va detto e rimarcato, vanno riscontrate sotto la lente rigida delle risultanze di indagine e dibattimentali.
Il Fatto Quotidiano ricostruisce ulteriori passaggi del verbale.
Bellusci afferma: "Lui (il politico, ndr) si chiama (…). ha un Golf (…), molto amico di Cristello. Frequenta sempre il bar di Giacomo Cristello". E prosegue: "Questo consigliere faceva da tramite, senza che si parlavano diretti Cristello e Santino per non essere intercettati, per non avere collegamenti, sempre per i soliti fatti di indagine. Quindi il ponte tra i due era (…) che portava l’ambasciata a Santino, e Santino, sempre tramite (…), a Giacomo Cristello". Il contatto diretto "tra Cristello e coso non ci sarà mai". Quando il consigliere andava al bar e si dovevano mandare i soldi, Cristello gli avrebbe detto di contattare Santino; la risposta del politico: "Sì, non ti preoccupare zio Gia’ che tanto ci devo passare da Santino che ci passo quasi tutti i giorni, vado a parlare con Santino e ti faccio sapere poi l’appuntamento quando te lo posso dare". Lo stesso meccanismo sarebbe servito per appianare tensioni, come una presunta offesa di Alfonso Rispoli, figlio del boss: "Quella è stata un’offesa grande che aveva fatto Alfonso, quindi ne andiamo a parlare (…). E Santino ci manda a chiamare tramite" il consigliere. Questi ultimi verbali recano un numero di fascicolo diverso e omissato rispetto ai precedenti, conferma dell’apertura di una nuova indagine.
Alla guida del Comune di Buscate c’è il sindaco Fabio Merlotti, eletto nel 2021 con una lista civica appoggiata dal centrodestra e indicato come vicino all’europarlamentare di Fratelli d’Italia e sindaco di Arconate Mario Mantovani. Il consigliere in questione è entrato in consiglio nello stesso anno. Cristello, 63 anni, indicato nella sentenza come residente a Galliate e scarcerato a seguito della decisione del Tribunale del Riesame di Milano, è tornato a vivere a Buscate. Bellusci ha anche riferito di presunti affari di Cristello con personaggi facoltosi che "vivono di rendita perché hanno un sacco di appartamenti a Novara e a Magenta".
Nel frattempo il processo, nato dall’inchiesta del 2023 e ripreso giovedì nell’aula bunker di Milano, ha portato altre rivelazioni. L’aronese Cristiano Donato, come riportato da 'La Stampa' 46 anni originario di Caltagirone e tra i 45 imputati, avrebbe tentato di acquisire maggiore peso nell’alleanza facendo leva su presunte competenze in reati finanziari e cercando di entrare in contatto con William Alfonso Cerbo, soprannominato "Scarface" e già condannato a 5 anni in rito abbreviato, ora collaboratore di giustizia. La procura attribuisce a Donato (soprannominato "sciampagnino") un furto e una tentata rapina con aggressione nell’abitazione dell’ex collaboratore de La Stampa Sandro Bottelli a Dagnente, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, oltre a un’estorsione ai danni di un imprenditore nel Milanese tra l’agosto 2020 e il marzo 2021. Sollecitato dalle difese di Donato e di Antonio Sorrentino, Cerbo ha dichiarato: "Non so nulla, non lo ricordo tra le persone incontrate". Confrontato con un verbale di ottobre 2025 in cui parlava di un certo "Cristiano", ha spiegato: "Con altri sodali a me vicini si è parlato di farmi incontrare questo Cristiano. Mi era stato presentato come persona esperta di reati finanziari, come me, e mi era stato detto che voleva conoscermi". L’incontro "sarebbe dovuto avvenire a Cologno Monzese" e Donato affermava "di avermi conosciuto in Sicilia", ma non si realizzò. Cerbo ha ribadito di non ricordare "sciampagnino".
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