Delitto Mattarella: infruttuosa la perizia sul Dna della Fiat 127 usata dai killer

L’esame genetico condotto sull’impronta rinvenuta all’interno della Fiat 127 impiegata dal commando omicida non ha consentito di ottenere alcun risultato utile alle indagini. La perizia, disposta grazie alle più recenti tecnologie disponibili, è stata depositata ieri pomeriggio e ha confermato che il residuo biologico analizzato non è utilizzabile a fini investigativi. Il deposito dell’accertamento tecnico arriva dopo due rinvii, l’ultimo dei quali risalente allo scorso febbraio, proprio a causa delle complessità tipiche di questo genere di indagini scientifiche. L’impronta era stata isolata 46 anni fa su uno sportello dell’auto adoperata dai killer per allontanarsi dopo l’agguato del 6 gennaio 1980 a Piersanti Mattarella, ex presidente della Regione siciliana, fratello dell’attuale Capo dello Stato. L’omicidio avvenne mentre la vittima si recava alla messa dell’Epifania insieme ai familiari. Nel corso di un incidente probatorio, il giudice aveva affidato agli esperti l’incarico di eseguire una comparazione biologica sul reperto per verificare la presenza di un profilo Dna confrontabile. Subito dopo il delitto l’impronta era stata repertata, ma all’epoca giudicata inutilizzabile. Con la riapertura dell’inchiesta, valorizzando i progressi delle scienze forensi, la Procura ha tentato di accertare se sul vetrino fossero presenti tracce biologiche compatibili con i profili genetici di due indagati: i boss Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese, indicati come gli esecutori materiali dell’omicidio.
Secondo la Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia, sarebbero stati proprio loro i killer di Mattarella. Parallelamente, gli inquirenti stanno verificando anche una possibile pista che conduce ad ambienti neofascisti. L’incarico peritale era stato conferito a giugno dell’anno scorso. I consulenti tecnici provengono dalla Forensic Genetic Unit dell’ospedale Careggi di Firenze: il responsabile Ugo Ricci, affiancato da Elena Carra, docente di Scienze e tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche all’Università di Palermo, e da Carlo Previderè, professore del dipartimento di Sanità all’Università di Pavia (già coinvolto nell’inchiesta sul delitto di Garlasco). Per l’omicidio del politico democristiano sono stati condannati come mandanti i vertici della cupola mafiosa: Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci. Gli esecutori materiali non sono mai stati identificati. I risultati della perizia saranno illustrati al gip il 6 luglio.
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