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De Lucia: ''La mafia torna a mostrare la forza quando teme di perdere terreno''

Per il procuratore, la nuova escalation e la banda del Kalashnikov riflettono la lotta di Cosa nostra per il territorio.

Giuseppe Cirillo

La mafia che investe capitali, ricicla denaro e muove affari internazionali non è diversa da quella che controlla il territorio con minacce, estorsioni e violenza. Sono due facce della stessa realtà criminale. È questo il messaggio lanciato dal procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, intervenuto a Gangi durante la terza edizione di Omnia - Festival del Tempo. 

Le parole del magistrato non sono arrivate in un momento qualsiasi. A fare da cornice alle sue dichiarazioni, un momento particolarmente rilevante riguardo alle indagini antimafia. Da una parte il recente sequestro del patrimonio riconducibile a Matteo Messina Denaro, dall'altra, invece, l'operazione che ha portato all'individuazione di quelli che sarebbero i principali protagonisti della cosiddetta “banda del Kalashnikov”, responsabile di una lunga serie di attacchi, intimidazioni e attentati tra Palermo e provincia.

Per il procuratore capo di Palermo, si tratterebbe di fenomeni diversi, ma solo in apparenza. “La mafia che finanziarizza i suoi profitti ha come base necessaria una mafia violenta nel territorio. Sono due espressioni dello stesso fenomeno”, ha spiegato De Lucia. “Non ci sono due diverse mafie, è sempre la stessa che si manifesta in forme diverse”.

La vera forza delle organizzazioni criminali si basa sul controllo del territorio: l’unico passaggio obbligatorio che porta ai profitti. Ecco come si arriva agli investimenti legati al riciclaggio di denaro, ma anche alle attività estorsive oltre che al mantenimento e al consolidamento della presenza mafiosa nelle aree d’influenza.


De Lucia: “Non è Cosa nostra, ma dipende da Cosa nostra”

Intervenendo al talk “Dai cunicoli all'algoritmo, metamorfosi del potere mafioso”, De Lucia ha affrontato anche il tema dell'escalation di violenza registrata negli ultimi mesi a Palermo. “Sta succedendo quello che è sempre accaduto. La differenza - ha precisato il magistrato - è che oggi dobbiamo mettere insieme i fatti e il modo in cui vengono raccontati, con una velocità che in passato non esisteva”. Il procuratore - ha fatto sapere “Madonie Press” - ha spiegato anche come dietro molti degli episodi più recenti vi sia una nuova generazione di soggetti criminali particolarmente aggressivi. “C'è un problema di riacquisizione di spazi nel territorio che in questo momento è affidata a gente molto giovane e spregiudicata.” - prosegue - “Se l'organizzazione è in buona salute l'esibizione della forza non serve, tanto tutti capiscono. Quando qualcuno pensa di poter superare il controllo del territorio da parte della mafia, allora - ha aggiunto - la mafia torna in campo per spiegare che le cose non stanno così”.


La banda del Kalashnikov

Le parole del procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, trovano un immediato riscontro nelle indagini in corso, che stanno cercando di fare luce su una possibile regia organizzativa dietro la cosiddetta banda del Kalashnikov. Non a caso, gli investigatori ritengono che dietro gli attentati e le intimidazioni compiuti negli ultimi mesi non vi sia soltanto l'iniziativa di giovani criminali emergenti, ma una vera e propria regia mafiosa.

L'inchiesta è ancora in corso. Ora, l'obiettivo è quello di arrivare ai mandanti e ai livelli superiori che hanno acconsentito all’azione del gruppo. Del resto, secondo la Procura, la violenza utilizzata, gli obiettivi scelti, ma anche il modus operandi adottato, lasciano pensare a una strategia riconducibile ai soliti interessi di Cosa nostra.

Non è nemmeno un caso se parte dell’attenzione degli investigatori sia rivolta anche all'area del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, storicamente legata alla famiglia Lo Piccolo. Il sospetto è che dietro la nuova stagione di intimidazioni avvenute tra Palermo e provincia possano esserci figure apicali che potrebbero coordinare le azioni violente delle nuove leve interessate a ritagliarsi uno spazio, possibilmente di prestigio, all’interno di Cosa nostra. 

Guarda l'intervista: clicca qui! 

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Foto © Paolo Bassani