Dalla ''camera della morte'' alla semilibertà: Natale a Palermo per Raffaele Galatolo

Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 02-01-2025.
Raffaele Galatolo, killer del clan dell'Acquasanta, sta trascorrendo le sue vacanze di Natale e Capodanno a Palermo. 'Repubblica' riporta che è arrivato il 24 dicembre e che si tratterrà in Sicilia fino al 4 gennaio. Su di lui sono state espresse due pareri contrastanti: per la procura di Palermo Galatolo resta un pericoloso mafioso che deve restare all'ergastolo mentre per il tribunale di Napoli è diventato un detenuto modello. Esce sempre più spesso dal carcere di Secondigliano per andare a lavorare e a Palermo. Si tratta di uno dei responsabili della famigerata "camera della morte" in vicolo Pipitone, dove erano soliti uccidere i nemici di Totò Riina. Negli anni ’80 Vicolo Pipitone (o “Fondo”) rappresentava il centro catalizzatore del "mandamento" di Resuttana. Era il luogo dei summit e degli affari, ma anche il luogo in cui i Madonia “intrattenevano rapporti con esponenti dei Servizi di sicurezza (da Bruno Contrada ad Arnaldo La Barbera sino a Giovanni Aiello)”, come è emerso dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia sentiti durante il procedimento che indaga sul duplice delitto dell’agente di Polizia Nino Agostino e di sua moglie Ida Castelluccio (incinta), uccisi il 5 agosto ’89, a Villagrazia di Carini. In altre parole, Vicolo Pipitone era il cuore nevralgico della holding del mandamento mafioso dei Galatolo e dei Madonia.
Palermo si riempie di scarcerati, anche mafiosi e condannati per stragi
In giro per Palermo e non solo, sono tornati a camminare anche mafiosi condannati per le stragi o personaggi legati all'ala corleonese di Salvatore Riina e Bernardo Provenzano: Paolo Alfano, Ignazio Pullarà, Franco Bonura, Gaetano Savoca e Tommaso Lo Presti.
Anche loro sono riusciti ad ottenere la semilibertà.
Alfano: il fidato autista del gruppo di fuoco dall'ex capo dei capi; e poi Pullarà, lo storico reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù e presunto custode dei segreti sui legami tra l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi e i boss di Cosa nostra.
Bonura, l'ex capomafia dell’Uditore; e poi Gaetano, figlio di Pino, storico capomandamento, che nel giugno 2018 fu visto accompagnare Leandro Greco, nipote del ‘papa Michele’, ad un appuntamento con Calogero Lo Piccolo. Entrambi hanno partecipato all’ultima riunione della Cupola, convocata in una palazzina a Baida nel maggio 2018.
C’è anche Lo Presti, il boss di Porta Nuova che lo scorso 15 aprile ha festeggiato le nozze d'argento nella chiesa di San Domenico (Palermo) il pantheon dei siciliani illustri in cui vi sono anche le spoglie di Giovanni Falcone.
Ma vi sono tanti altri nomi: A Villagrazia, Sandro Capizzi e Salvatore Adelfio. Alla Noce, Pierino Di Napoli. A Pagliarelli, Giuseppe e Antonio La Innusa.
Nella periferia orientale di Palermo, infine, c’è il più alto numero di scarcerati: Giuseppe Folonari, Giovanni Asciutto, Nino Sacco, Cosimo Fabio Lo Nigro. Nomi attigui all’ala corleonese di Cosa nostra, da sempre fedelissimi di Riina e di Giuseppe Graviano, boss stragista di Brancaccio attualmente detenuto in regime di 41bis.
Personaggi come Sal Catalano, membro della famiglia Bonanno di New York, sono tornati in città dopo anni di esilio. Anche Giovanni Formoso è uscito dal carcere: si tratta del primo boss stragista, mai pentito, condannato all'ergastolo per aver caricato l’autobomba che il 27 luglio 1993 fece cinque morti a Milano, in Via Palestro.
Fonte: Repubblica.it
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