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Cosa nostra, i fratelli Campagna incontravano il boss dell’Arenella

L’ordinanza contro il capomafia Stefano Fidanzati: “Erano uomini di fiducia, veicolavano messaggi”

AMDuemila

I fratelli Cosimo e Serafino Campagna sarebbero stati "uomini di fiducia" di Stefano Fidanzati, il boss del mandamento dell’Arenella arrestato due settimane fa a Palermo insieme al capo mafia dell’Acquasanta Raffaele Galatolo ed altri. È quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il boss, nella quale si sostiene che i due si sarebbero resi disponibili «a veicolare messaggi in via riservata». 
Una ricostruzione respinta dall’avvocato Vincenzo Giambruno, che ribadisce la totale estraneità dei fratelli ai fatti contestati.
Secondo quanto riportato da la Repubblica, gli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza osservarono Stefano Fidanzati mentre entrava nel salone da barbiere di Cosimo Campagna, a Borgo Vecchio, nella mattinata del 14 marzo 2022. A quell'incontro ne sarebbero seguiti altri due il giorno successivo.
Gli investigatori documentarono anche un incontro tra Fidanzati e il boss di Porta Nuova, Leonardo Marino, avvenuto al Cafè del Centro, nella centralissima via Maqueda.
La Procura, tuttavia, offre una lettura opposta rispetto alla difesa dei fratelli Campagna. "Alla luce delle dinamiche osservate dalla Guardia di Finanza – si legge nell’ordinanza – è verosimile che Cosimo Campagna abbia svolto il ruolo di tramite con Leonardo Marino, organizzando un incontro con Fidanzati presso il Cafè del Centro".
A rafforzare i sospetti degli investigatori vi sarebbe anche un’intercettazione nella quale Fidanzati chiede a Cosimo Campagna notizie di Vincenzo Vullo, ritenuto esattore del pizzo nel quartiere Borgo Vecchio. Nel corso della conversazione, il barbiere avrebbe risposto che il quartiere era diventato "un porto di mare", perché "senza un padrone".
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, l’espressione indicava l’assenza di un reggente capace di mantenere il controllo del territorio. A quel punto, prosegue la Procura, Fidanzati avrebbe chiesto perché il capo non fosse Francesco Russo. Campagna avrebbe replicato che Russo "non rivestiva alcuna posizione mafiosa apicale", aggiungendo: "Sì, ma è uguale agli altri".
Gli inquirenti richiamano inoltre un precedente risalente al 2018, sostenendo che Serafino Campagna avrebbe intrattenuto incontri con il mafioso Gabriele Ingarao, facendosi latore di messaggi tra quest’ultimo e Angelo Monti, indicato come boss di Borgo Vecchio.

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Foto © Paolo Bassani