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Cosa nostra 4.0, De Lucia: ''La mafia usa la tecnologia per droga, soldi e comunicazioni''

Cambiano gli strumenti ma non gli obiettivi: tecnologia, denaro virtuale e cocaina restano al centro degli interessi mafiosi

AMDuemila

Cosa nostra è cambiata, è diventata più “digitale”, anche se non ha mai abbandonato i suoi “vecchi metodi”. A spiegarlo è Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo, che durante un’intervista rilasciata a Fanpage.it ha spiegato come la tecnologia si sia dimostrata un valido alleato non solo per fare soldi, ma anche per comunicare più velocemente e, soprattutto, lontano da orecchie indiscrete. Infatti, per De Lucia, il cambiamento di Cosa nostra riguarda innanzitutto due aspetti fondamentali: come produce e conserva la propria ricchezza e come comunica.

La vecchia generazione dei grandi boss, rappresentata da figure come Totò Riina e Bernardo Provenzano, apparteneva a una mafia profondamente legata al territorio, alla proprietà e a sistemi di comunicazione rudimentali ma difficili da intercettare. Come i pizzini, ad esempio. Ma “queste forme, sia di arricchimento che di comunicazione, non funzionano più”. Una delle ragioni è l'evoluzione degli strumenti investigativi e patrimoniali dello Stato. “Lo Stato ha ormai raffinato un sistema di aggressione ai patrimoni mafiosi e per questo Cosa nostra ha avuto la necessità di rendere fluida una parte della sua ricchezza. E non c'è nessun bene al mondo - ha precisato De Lucia - più fluido del denaro. Da qui l'esigenza dell'organizzazione criminale di trasformare il denaro solido in virtuale. Con un grande vantaggio per la mafia: è più difficile da rintracciare”.

Poi c’è il cambiamento che riguarda le comunicazioni. Il pizzino aveva un enorme vantaggio: se correttamente gestito, consentiva di trasmettere messaggi senza utilizzare sistemi che potevano essere intercettati. Ma aveva anche un difetto incompatibile con alcuni traffici criminali contemporanei: la lentezza. “Oggi l'organizzazione criminale che vuole tornare ad affacciarsi sulla scena internazionale, quindi in particolare sui grandi traffici criminali degli stupefacenti, ha bisogno della rapidità degli strumenti e quindi - ha proseguito il magistrato - della più moderna tecnologia. Come i telefoni criptati che non sono intercettabili, a meno che non si abbia la chiave per ascoltare”.


Dopo il cambiamento, il grande obiettivo resta la cocaina

All’interno di questo contesto, Matteo Messina Denaro ha rappresentato una via d’accesso verso il cambiamento di Cosa nostra. Dopo la stagione dei Corleonesi, infatti, gli interessi mafiosi non sarebbero rimasti confinati alla terra, alle estorsioni e ai tradizionali rapporti con la politica: “voleva impossessarsi delle quote di partecipazione nelle imprese”.

Non è un cambiamento da poco. Questo perché Cosa nostra, invece di limitarsi a sottrarre una parte dei guadagni all’imprenditore attraverso l’estorsione, cerca di entrare direttamente nell'economia legale e di partecipare alla produzione della ricchezza stessa.

Quindi sia rispetto ai modi di formazione della ricchezza che a quelli della comunicazione, c'è questa evoluzione - ha precisato De Lucia - che ci porta a identificare una figura più virtuale che sostanziale. Un padrino 4.0”.

Dietro questa modernizzazione tecnologica non ci sarebbe, però, un cambiamento degli obiettivi fondamentali. Cosa nostra ha bisogno di accumulare nuovamente grandi quantità di capitale.

Dopo lo spartiacque del 1992, l'anno delle stragi di Capaci e via d'Amelio, Cosa nostra ha provato a recuperare la sua forza economica. E per poterlo fare bene, il mafioso “ha bisogno di merci che diano ricchezza”. Da questo punto di vista la conclusione è estremamente semplice: “La merce che porta soldi è la cocaina”.


Cambia anche la “zona grigia”

L’altra parte dell’intervista rilasciata da De Lucia ai microfoni di Fanpage.it riguarda invece le competenze che devono avere i professionisti di cui la mafia ha bisogno. “La forza della mafia resta la loro zona grigia, ovvero - ha precisato il procuratore capo di Palermo - quella fatta di professionisti a cui può rivolgersi Cosa nostra. Solo che anche la zona grigia è cambiata: in passato era formata da avvocati, medici, magistrati corrotti, ecc. Oggi il mafioso ha bisogno di conoscere anche il mondo cyber, si deve quindi rivolgere a questi tipi di esperti. E naturalmente Cosa nostra li paga bene”.

Ed è qui che emerge un nuovo problema per lo Stato: la competizione per personale altrettanto abile e specializzato. “Per quanto lo Stato possa pagare bene questi professionisti - ha sottolineato - non riuscirà mai a pagarli quanto l'organizzazione mafiosa”.


Il dark web e il mondo dei social

Anche il dark web costituisce un altro pezzo di questo scenario. Il procuratore ha spiegato che “nel dark web si trova di tutto”. Ha citato “importanti transazioni di droga e armi”, ma ha aggiunto che altre organizzazioni criminali, non Cosa nostra, gestiscono mercati illegali collegati anche alla prostituzione e alla tratta di esseri umani. “Per questo gli strumenti per entrare nel mondo del dark web devono essere molto potenziati. Le organizzazioni criminali hanno interessi precisi, sono potere e denaro”.

Diverso è il discorso relativo ai social network.

Maurizio De Lucia ha precisato che Cosa nostra non ha elaborato una strategia social centralizzata per conquistare consenso. Tuttavia, “vengono presentati modelli sulla mafia, che fra mondo dei social e mondo delle serie TV, hanno un effetto emulativo e attrattivo su quel pezzo di popolazione giovanile che non ha punti di riferimento. Sui social quindi troviamo immagini pubblicate per esempio di Salvatore Riina. Tutto questo crea consenso”.

Insomma, il problema è piuttosto culturale. 

Fonte: Fanpage.it 

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Foto © Paolo Bassani