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Commissione antimafia: de Lucia conferma emergenza carceri, Nordio si deve dimettere

I parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno chiesto le dimissioni del ministro della Giustizia l’audizione del procuratore di Palermo

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"L’audizione in commissione Antimafia del procuratore di Palermo, de Lucia, conferma la situazione estremamente allarmante ed emergenziale presente nelle carceri italiane. Il capo della procura di Palermo, come già aveva fatto nei giorni scorsi, ha confermato con maggiori dettagli che non solo in Sicilia, ma anche nelle altre carceri italiane i boss mafiosi comunicano regolarmente e comodamente con l’esterno, innanzitutto con l’utilizzo di telefoni che vengono forniti loro appena entrano negli istituti penitenziari. Solo a Palermo ne sono stati trovati 297 in un anno e mezzo. Tutto questo dimostra la assoluta inadeguatezza del ministro Carlo Nordio a ricoprire il suo incarico", hanno affermato i deputati Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e l’ex procuratore generale di Palerme Roberto Scarpinato. I parlamentari M5s hanno espresso solidarietà a de Lucia per gli attacchi ricevuti dal ministro e hanno ricordato che il magistrato "ovviamente non ha attaccato proprio nessuno ma ha evidenziato come al momento la lotta alla Mafia sia gravemente monca". Hanno inoltre annunciato la presentazione di cinque disegni di legge per aggiornare la normativa antimafia, con particolare attenzione al rafforzamento del circuito dell’alta sicurezza e al contrasto tecnologico all’uso di cellulari, droni e all’introduzione di stupefacenti nelle carceri. Le dichiarazioni del procuratore hanno rilanciato le critiche del leader M5s Giuseppe Conte, che ha definito gli interventi di Nordio "attacchi sguaiati e fuoriluogo".

L’audizione di de Lucia ha fornito un quadro preoccupante sulla permeabilità degli istituti di pena. Il procuratore ha spiegato che i mafiosi in alta o media sicurezza ottengono cellulari appena entrano in carcere, permettendo loro di continuare a gestire traffici e ritorsioni. "Questi sono quelli che abbiamo recuperato, la cui introduzione nelle celle cioè è fallita. È immaginabile quanti invece siano riusciti a entrare senza che ce ne accorgessimo", ha detto riferendosi ai 297 apparecchi trovati tra il 2025 e il primo semestre 2026 solo nei carceri palermitani di Pagliarelli e Ucciardone. Il procuratore di Palermo ha sottolineato l’importanza del regime di 41-bis per i capi riconosciuti ("Questo strumento si è rivelato di grandissima utilità"), ma ha individuato il problema principale nei detenuti non sottoposti a questo regime: "Il vero problema sta nella fascia di soggetti mafiosi che entrano in carcere senza la qualità di capo dell’organizzazione mafiosa". Questo meccanismo indebolisce la credibilità dello Stato verso le vittime di racket: "Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l’utilità delle denunce".

Sul fronte operativo, Cosa nostra non ha più una struttura di vertice unica ma mantiene "una capacità di colloquiare con i mandamenti sul territorio" coinvolgendo anche Agrigento, con il traffico di droga come attività principale in dialogo con ‘Ndrangheta e mafia albanese. I clan stanno inoltre cercando di potenziare il proprio arsenale: "Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine da cui non siamo preparati a difenderci. C’è dunque un tentativo di ricostituire un arsenale di qualità". De Lucia ha escluso al momento segnali di un innalzamento dello scontro da parte di Cosa nostra e si è detto contrario alla creazione di nuovi reati: “Introdurre il reato di apologia della mafia? Sono fondamentalmente contrario alla creazione di nuovi reati perché ne abbiamo già abbastanza", preferendo un aggiornamento e raffinamento delle norme esistenti. L’audizione ha inoltre toccato le indagini sul patrimonio di Matteo Messina Denaro e la fascinazione che le figure mafiose esercitano sui giovani attraverso i social.

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Foto di copertina © Paolo Bassani