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Boris Giuliano: commemorazioni a Palermo e Padova per il poliziotto ucciso da Cosa nostra

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A 47 anni dal suo assassinio, Boris Giuliano, vicequestore aggiunto e capo della Squadra Mobile di Palermo, è stato ricordato oggi in due città con cerimonie che ne hanno riaffermato il ruolo di simbolo della lotta allo Stato contro Cosa nostra.
A Palermo, nel luogo dell’omicidio in via Francesco Paolo Di Blasi, sono state deposte corone di alloro. Alla presenza della vedova Ines Leotta, del questore Vito Calvino, del prefetto Massimo Mariani, del sindaco Roberto Lagalla e dell’assessore regionale Francesco Paolo Scarpinato, è seguita una messa nella cappella della caserma Lungaro officiata dal cappellano don Massimiliano Purpura.
Nella stessa giornata, a Padova nei Giardini di via Morgagni a lui intitolati, il questore Marco Odorisio ha deposto un cuscino di fiori alla presenza di funzionari, personale della Questura, Reparto Mobile, Polizia Stradale e rappresentanti dell’Anps. Odorisio ha ricordato "l’alto valore di un uomo dello Stato e delle Istituzioni, che con il suo sacrificio ha tracciato un solco ed una strada indelebili, indicandoci il modo in cui percorrerla".
La figlia Selima Giorgia Giuliano, sovrintendente ai Beni Culturali a Palermo, ha affidato ai social un intenso ricordo personale: "Sei uscito di casa un giorno e non sei più tornato. Lo sapevi, hai scelto di andare avanti, di seguire i tuoi ideali. Perché tu questa città la volevi cambiare, ci credevi e probabilmente ci speravi. Eri stato lasciato solo, come tutti i morti uccisi dalla Mafia prima di te e dopo di te. E ovunque io sia, oggi come in qualsiasi altro giorno – conclude – degli ultimi 47 anni, sei la mia imprescindibile stella polare e la tua scelta é diventato il mio orgoglio".

Giuliano venne assassinato il 21 luglio 1979 fuori dal caffè Lux di Palermo da Leoluca Bagarella, che gli sparò alle spalle sette colpi di pistola. Per l’omicidio, nel 1995 la Corte di Assise di Palermo condannò Bagarella insieme a Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Michele Greco, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 1980 gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor civile. La sua morte era legata alle pionieristiche indagini sul narcotraffico internazionale. Collaborando con FBI e DEA, Giuliano fu tra i primi a scoprire il flusso di eroina tra Sicilia e Stati Uniti, introducendo metodi innovativi per l’epoca: lavoro di squadra con investigatori come Tonino De Luca, Paolo Moscarelli e Vincenzo Boncoraglio, e una mappatura delle famiglie mafiose basata sugli omicidi nei quartieri.

Le sue inchieste riguardavano anche i casi dei giornalisti Mauro De Mauro e Mario Francese, del segretario DC Michele Reina e del boss Giuseppe Di Cristina. Un elemento chiave fu il ritrovamento all’aeroporto di Punta Raisi di due valigie con 500mila dollari, pagamento delle famiglie americane a quelle siciliane, seguito dal sequestro a New York di una grossa partita di eroina proveniente dalla Sicilia per un valore stimato di 10 miliardi di dollari. Questi elementi evidenziarono i legami tra clan come Bontade, Spatola, Inzerillo, Gambino e le famiglie italo-americane, e furono determinanti per la sua condanna a morte.

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Foto © Archivio Letizia Battaglia