VIDEO - Camorra e droga a Napoli, 31 misure cautelari: colpito il Rione Traiano
Le piazze avrebbero incassato 450mila euro al mese con pusher organizzati in turni e locali trasformati in bunker
I Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli hanno eseguito 31 misure cautelari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle attività di spaccio nell’area occidentale della città. I destinatari del provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA, sono tutti domiciliati tra il Rione Traiano, Pianura e Fuorigrotta. Le accuse sono quelle di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan Petrone-Puccinelli, organizzazione camorristica attiva nel Rione Traiano, nel quartiere Soccavo. Dalle indagini è emerso che le varie piazze di spaccio avrebbero generato introiti per circa 450mila euro al mese. Durante l’operazione sono stati inoltre sequestrati 55mila euro in contanti, un Rolex del valore di circa 11mila euro e una collana di diamanti.
Secondo quanto si apprende fino a questo momento, dalle indagini è emersa anche una tipologia di vendita della droga molto particolare, un modello che gli investigatori hanno definito “just in time”. In pratica, le sostanze stupefacenti venivano custodite lontano dai punti di vendita e trasferite soltanto poco prima della cessione. Alcune cantine degli edifici di edilizia popolare sarebbero state sottratte alla disponibilità dei proprietari e trasformate in veri e propri bunker, protetti da sistemi di videosorveglianza. All’interno di questi locali sarebbe stato possibile non soltanto acquistare, ma anche consumare la droga.
Le piazze avrebbero funzionato 24 ore su 24 attraverso una struttura organizzata in turni. Ogni punto di spaccio sarebbe stato affidato a una famiglia, con vedette incaricate di controllare il territorio e pusher impiegati in turni di otto ore, ai quali potevano essere riconosciute anche ore di straordinario. Gli addetti alla videosorveglianza avevano invece il compito di individuare l’eventuale presenza delle forze dell’ordine e dare l’allarme. Dalle investigazioni sarebbe emerso anche un sistema di formazione interna, con gli spacciatori più esperti che avrebbero insegnato alle nuove leve le tecniche per tagliare le sostanze e aumentare i margini di guadagno.
Per l’esecuzione delle misure i Carabinieri hanno impiegato anche reparti specializzati, unità cinofile, elicotteri e i “Cacciatori”. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa in Procura a Napoli, alla presenza, tra gli altri, del procuratore Nicola Gratteri, del procuratore aggiunto Sergio Amato e dei vertici dell’Arma impegnati nelle indagini.
Fonte: ANSA
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