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Napoli, tre fermi dopo la sparatoria di Montesanto: si indaga sulla guerra tra le nuove bande

AMDuemila

A poco più di ventiquattro ore dalla violenta rissa armata avvenuta nel quartiere Montesanto, nel cuore di Napoli, la Procura ha disposto il fermo di tre persone ritenute coinvolte negli scontri che hanno terrorizzato residenti e passanti. Le immagini della scena, diventate virali sui social, mostravano un uomo aggirarsi con un kalashnikov tra la folla e un altro esplodere alcuni colpi di pistola in aria, in pieno giorno e davanti a decine di persone.

L'indagine, coordinata dal pool anticamorra della Procura di Napoli guidato dal procuratore aggiunto Sergio Amato e condotta dalla Squadra Mobile diretta da Mario Grassia, ha portato al fermo di Emanuele Iaccarino, 39 anni, ritenuto dagli investigatori l'uomo incappucciato ripreso mentre camminava armato di un fucile mitragliatore AK-47 dopo la rissa. Nei filmati si vedono anche alcuni passanti, presumibilmente suoi conoscenti, tentare di convincerlo a desistere da ulteriori azioni violente.

Sul litorale Domizio è stato invece rintracciato e fermato il trentenne Giuseppe Truiolo, accusato di aver esploso diversi colpi di pistola verso l'alto senza curarsi della presenza di numerosi civili. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'arma gli sarebbe stata consegnata da Arianna Rossetti, 33 anni, anch'essa destinataria di un provvedimento di fermo.

Le posizioni dei tre indagati dovranno ora essere vagliate dal giudice per la convalida. Emanuele Iaccarino è assistito dall'avvocato Ciro Arino, mentre Giuseppe Truiolo è difeso dall'avvocato Rocco Maria Spina.

Prosegue intanto anche il procedimento nei confronti di Giovanni Calvanese, arrestato in flagranza nella fase iniziale delle indagini e difeso dall'avvocato Gaetano Inserra. L'uomo era stato trovato in possesso di una pistola. Nel corso delle successive perquisizioni gli investigatori hanno inoltre sequestrato un fucile mitragliatore AK-47 con doppio caricatore, nascosto sotto un'auto parcheggiata a poca distanza dal luogo della sparatoria. Saranno gli accertamenti balistici a stabilire se si tratti della stessa arma impugnata da Iaccarino nelle immagini diffuse online.

Le indagini puntano ora a chiarire le ragioni dello scontro, considerato dagli investigatori il più grave episodio di violenza registrato negli ultimi giorni nel centro cittadino per modalità, orario e luogo. Tra lunedì e venerdì, infatti, i Quartieri Spagnoli erano già stati teatro di quattro sparatorie notturne, mentre un'ulteriore raffica di colpi era stata esplosa tra sabato e domenica proprio a Montesanto.

Secondo la ricostruzione investigativa, all'origine della rissa ci sarebbe un conflitto tra due gruppi contrapposti, legati anche da rapporti di parentela. Da una parte Emanuele Iaccarino e Giuseppe Truiolo, dall'altra Giovanni Calvanese. Sul movente gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Nel quartiere circolano voci che parlano di dissidi personali, ma la disponibilità di armi da guerra e la dinamica dei fatti inducono gli investigatori a ritenere che dietro lo scontro possano esserci interessi criminali più ampi.

Gli accertamenti mirano anche a verificare eventuali collegamenti tra quanto accaduto a Montesanto e le recenti sparatorie nei Quartieri Spagnoli. Per gli investigatori, infatti, il territorio alle spalle di via Toledo sta attraversando una fase di forte instabilità dopo il ridimensionamento delle storiche organizzazioni camorristiche. A contendersi il controllo dello spaccio di droga e delle altre attività illecite sarebbero ora nuovi gruppi, composti prevalentemente da giovani, protagonisti di una violenta lotta per il controllo del territorio.

Sulla vicenda è intervenuto anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ai microfoni del Tg1 ha spiegato: “Dopo la guerra nella ex Jugoslavia era facile trovare a prezzi stracciati un kalashnikov”. Secondo il magistrato, le sparatorie in strada «servono a conquistare pezzi di territorio» e vedono protagoniste “le terze generazioni, i nipoti di quelli che sono al 41 bis e che ora si contendono le piazze di spaccio”.

La rapidità con cui sono stati eseguiti i fermi è stata sottolineata anche dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che ha commentato l'operazione affermando: “Rappresenta il primo, importante risultato di un’indagine condotta con rapidità, professionalità e straordinaria efficacia dalla polizia e dalla Squadra mobile, a cui va il mio grazie e quello del governo. Sarò presto di nuovo a Napoli per testimoniare il mio impegno e quello del governo per la città”.

Foto © Imagoeconomica