Napoli, quinto omicidio in pochi mesi: quando la violenza diventa normalità
L’ultimo delitto riaccende i riflettori di istituzioni e società civile sulla città sotto costante pressione armata
L'ennesima vittima della scia di sangue che sta attraversando la città di Napoli si chiamava Alessandro Grivano, 33enne ucciso nella notte tra venerdì e sabato scorso in piazzetta Sant'Anna a Capuana, raggiunto da un colpo di pistola al torace mentre si trovava in sella al proprio scooter. Secondo le prime ricostruzioni investigative, all'origine dell'omicidio ci sarebbe una vicenda personale e non un regolamento di conti riconducibile alla criminalità organizzata. L’omicidio è solo l’ultimo episodio di una lunga sequenza di sparatorie, che nelle settimane precendenti ha fatto registrare altre 4 vittime, ed è culminata con una scena particolarmente rilevante: un uomo a volto coperto e armato di un fucile d’assalto AK-47 che attraversava piazzetta Montesanto mentre una folla di turisti e pendolari cercavano riparo nel bel mezzo di uno scontro tra gruppi camorristici.
Nel giro di appena ventiquattro ore la Squadra Mobile è riuscita a identificare e arrestare i responsabili grazie soprattutto alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, il cui numero è cresciuto negli ultimi tre anni passando da circa 600 a oltre 1.400 impianti. Un potenziamento ritenuto comunque insufficiente dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, mentre il questore Maurizio Agricola ha respinto l'immagine di una città fuori controllo, sottolineando la rapidità della risposta investigativa.
Basta una somiglianza con la persona sbagliata, un'arma maneggiata con superficialità, un litigio degenerato o un proiettile esploso nel posto sbagliato, la violenza armata non rimane confinata agli ambienti criminali, ma coinvolge anche cittadini completamente estranei alle dinamiche della malavita. Accanto agli omicidi continuano a moltiplicarsi le incursioni armate allo scopo di intimidire i territori e riaffermare il controllo dei clan: la crescente disponibilità di armi tra adolescenti e giovanissimi rappresenta uno degli aspetti che maggiormente preoccupano magistrati, forze dell'ordine e associazioni impegnate sul territorio. A tal proposito don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis, ha denunciato il venir meno del “patto civile tra opinione pubblica, realtà associative e informazione” e il proliferare del concetto secondo cui “a Napoli possedere un’arma significa difendersi ed eliminare il nemico”. Nella città partenopea le armi circolano con sempre più facilità e la linea di confine tra criminalità organizzata e violenza diffusa appare sempre più sottile, l’impressione è che la successione quasi quotidiana di morte rischi di trasformare l’eccezione in normalità e chiunque possa ritrovarsi vittima di una pistola impugnata nel momento e nel luogo sbagliati.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
















