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| Camorra

Criminalità giovanile, il prefetto: ''Serve la stessa attenzione dedicata alla camorra''

In Commissione Antimafia, Michele Di Bari denuncia l’aumento dei reati commessi da adolescenti e propone nuove strumenti di contrasto alla deriva delle baby gang

MIrko Felas

Bambini impiegati nelle piazze di spaccio, adolescenti coinvolti in omicidi e tentati omicidi, baby gang sempre più violente e una camorra che continua a esercitare la propria influenza sul territorio. Questo è il quadro delineato dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, nel corso dell'audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, nella quale ha lanciato un importante appello volto a rafforzare gli strumenti di prevenzione per contrastare una criminalità dai caratteri sempre più giovanili che sta assumendo dimensioni allarmanti; “Bisogna pensare a percorsi sociali ed educativi”, ha sottolineato. La Prefettura napoletana sta lavorando intensamente con il Tribunale per minorenni e la Procura minorile alla realizzazione di un protocollo operativo che consenta di intervenire tempestivamente nei casi più critici, riguardanti i minori di 14 anni che per legge non sono penalmente punibili. L'obiettivo è quello di favorire percorsi di protezione e recupero in grado di intercettare situazioni socialmente vulnerabili prima che possano degenerare in comportamenti criminali: “Se un ragazzo di 10-11 anni per dieci giorni di seguito non torna a casa bisogna agire”, ha dichiarato Di Bari. Secondo il prefetto, il fenomeno della criminalità giovanile richiede oggi un attenzione “almeno pari a ciò che abbiamo nei confronti dei clan camorristici”, valutazione che nasce da una diretta osservazione lasciata alla commissione: durante le attività di controllo nelle principali zone di spaccio dell’area metropolitana sono stati individuati giovanissimi di 12,13 anni o in alcuni casi addirittura bambini di 8 anni. Persino i dati confermano questa preoccupante tendenza, infatti nell’ultimo anno è cresciuto il numero di minori arrestati per omicidio e tantato omicidio, nella maggioranza maturati in ambienti riconducibili alla criminalità organizzata. Per il prefetto di Napoli questo tipo di escalation è frutto di un cambiamento culturale che coinvolge i giovani, “il valore della vita si è affievolito”, ha commentato spiegando come nelle baby gang l'appartenenza al gruppo si conquista spesso attraverso comportamenti aggressivi e manifestazioni di forza, perciò la disponibilità a usare la violenza e la ricerca di consenso attraverso i social network diventano elementi identitari per i ragazzi.

Successivamente è stato affrontato anche in maniera più ampia il tema della camorra partenopea, “un'organizzazione peculiare” che conferma la sua presenza in forma di gangsterismo e tramite una vocazione criminale all’imprenditoria, grazie all’assenza di “un’unica struttura direttiva piramidale”. Accanto ai tradizionali centri di potere rappresentati dall'Alleanza di Secondigliano e dai Mazzarella, stanno emergendo nuovi clan “piccoli ma più pericolosi, dediti a estorsioni e traffico di stupefacenti”. Particolarmente complessa rimane la situazione criminale della zona meridionale di Napoli: da Torre Annunziata a Castellammare di Stabia, fino alla Penisola Sorrentina convivono storici clan camorristici e gruppi di recente formazione che si contendono il predominio sul territorio attraverso continue contrapposizioni.

Michele di Bari ha poi ricordato come nell’ultimo biennio ci siano stati dei risultati significativi, le forze dell’ordine hanno infatti sequestrato beni patrimoniali per oltre venti milioni di euro, svolto operazioni, affiancate da altre confische, che hanno coinvolto decine di presunti affiliati alle organizzazioni criminali. Parallelamente prosegue, da parte della Prefettura, il monitoraggio delle amministrazioni locali considerate maggiormente attenzionate dai clan: attualmente risultano sciolti per infiltrazione camorristica i comuni di Torre Annunziata, Marano di Napoli e Poggiomarino, mentre proseguono le verifiche in altri numerosi enti locali dell'area metropolitana. In conclusione Di Bari ha ricordato uno dei segnali più concreti dell'offensiva istituzionale ovvero l'avvio delle operazioni di demolizione di Palazzo Fienga, storico simbolo del potere del clan Gionta a Torre Annunziata. Un intervento che, secondo il prefetto, rappresenta non soltanto l'abbattimento di un edificio, “un segnale molto forte del lavoro dello Stato per chi vive in quel territorio”.