
La presidente Covelli avvia accertamenti per capire come si sia arrivati alla liberazione di 15 imputati
Altre sei scarcerazioni nel processo contro il clan Moccia. Dopo le prime nove, avvenute il primo agosto, altri sei uomini del noto clan di Camorra sono stati liberati per la scadenza dei termini previsti dalla legge in materia di custodia cautelare. In totale sono quindici le persone che potranno affrontare il dibattimento da libere. Tra loro figurano anche nomi di spicco del clan, come Antonio, Luigi e Gennaro Moccia, mentre Angelo Moccia resta invece detenuto per un procedimento separato. Per fare piena luce su come sia stato possibile arrivare a questa situazione, Maria Rosaria Covelli, la presidente della Corte di Appello di Napoli, ha chiesto una relazione al presidente del Tribunale partenopeo per ricostruire l’intera storia processuale. Il procedimento - come ricostruito da Repubblica - era iniziato formalmente il 25 luglio 2022 con un giudizio immediato. La prima udienza si sarebbe dovuta tenere il 17 ottobre, ma fu rinviata a dicembre. In quell’occasione le difese sollevarono una questione tecnica: secondo loro il tribunale competente non era quello di Aversa-Napoli Nord, ma quello di Napoli. I giudici accolsero la richiesta il 20 dicembre 2022, trasferendo gli atti a Napoli all’inizio di gennaio 2023. Da allora il processo ha avuto vari cambi di collegio giudicante, finendo definitivamente davanti al cosiddetto collegio A.
Il dibattimento è andato avanti con ben sessanta udienze già celebrate. Tuttavia, lo scorrere del tempo ha fatto maturare il termine massimo di custodia cautelare, fissato in tre anni. Per questo motivo i giudici hanno stabilito che tale limite è “insuperabile” e non può essere prorogato neppure per effetto del passaggio di competenza da un tribunale all’altro. La conseguenza diretta è stata dunque la scarcerazione, pur con l’applicazione di alcune restrizioni. Per diversi imputati è stato infatti imposto il divieto di dimora in Campania e nel Lazio, oltre all’obbligo di presentarsi periodicamente presso un commissariato di polizia.
In Procura - riferisce Repubblica - la decisione non è stata accolta con favore dai due pm titolari del procedimento, che ora starebbero valutando se presentare ricorso al Tribunale del Riesame o in Cassazione. Secondo la loro interpretazione, il calcolo che ha portato alla scadenza dei termini, e quindi alla scarcerazione, non sarebbe corretto. La tesi è che il termine dei tre anni non debba decorrere dal luglio 2022, ma dal momento in cui gli atti arrivarono a Napoli, cioè alcuni mesi dopo. Se questa ricostruzione fosse accolta, si potrebbe allungare il tempo a disposizione per la custodia cautelare.
Foto © Imagoeconomica
ARTICOLI CORRELATI
Clan Moccia, scarcerati 9 imputati: scaduti i termini massimi di custodia cautelare















