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Camorra, tornano liberi gli ex boss dell'Alleanza di Secondigliano

La Procura monitora gli equilibri della criminalità organizzata: fine pena e domiciliari potrebbero riaccendere le faide.

AMDuemila

Dopo anni trascorsi in carcere, diversi dei più noti esponenti della Camorra napoletana stanno tornando in libertà. Nella maggior parte dei casi si tratta di figure che hanno ricoperto ruoli apicali nell'Alleanza di Secondigliano, il cartello camorristico nato nell'area nord di Napoli tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta, protagonista del traffico internazionale di droga, del riciclaggio di denaro, del contrabbando, delle estorsioni e, soprattutto, dell'infiltrazione nell'economia legale e negli appalti. 

Tra questi - ha riferito “la Repubblica” - c'è anche Giuseppe Lo Russo, appartenente alla famiglia camorristica dei “Capitoni” del quartiere Miano. 

Arrestato nel 1998, Lo Russo ha terminato di scontare la propria pena lo scorso dicembre e, a differenza di altri membri della sua famiglia, non si è mai pentito né ha deciso di collaborare con la magistratura. 

Come Lo Russo, anche altri esponenti della Camorra hanno concluso la propria detenzione. Tra questi figurano Giovanni Cesarano, Pietro Licciardi junior, nipote dei fondatori dell'omonimo clan, e Diego Vastarella, che ebbe un ruolo nella violenta guerra di Camorra combattuta all'inizio degli anni Duemila tra l'Alleanza di Secondigliano e i clan del quartiere Sanità. 

Le porte del carcere si sono aperte anche per Gaetano Bocchetti. In questo caso, però, resta ancora da scontare una parte della pena, che sarà eseguita in una casa di lavoro. Ha invece concluso definitivamente la detenzione anche Paolo Ottaviano, considerato dagli investigatori un elemento di rilievo del clan Mazzarella, altro storico gruppo criminale dell'area napoletana. 

Diversa è invece la posizione di Eduardo Morra. Il settantaquattrenne, ritenuto uno dei principali esponenti dell'Alleanza di Secondigliano nel quartiere Vasto, sta scontando una condanna all'ergastolo per un duplice omicidio avvenuto nel 1990 nel quartiere Sanità. In quell'agguato furono uccisi Gennaro Pandolfi e il figlio Nunzio, che aveva appena due anni ed era in braccio al padre.

Morra non ha terminato di scontare la pena. Il Tribunale di sorveglianza gli ha infatti concesso otto mesi di detenzione domiciliare per consentirgli di proseguire le cure, ritenendo che le sue condizioni di salute fossero incompatibili con la permanenza in carcere. Una decisione che ha visto il parere contrario sia della Procura di Napoli sia della Direzione Nazionale Antimafia, entrambe convinte dell'elevato livello di pericolosità criminale del detenuto.

Proprio il livello di pericolosità di molti dei personaggi tornati in libertà è uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione. Il ritorno sul territorio di figure che in passato hanno rivestito un ruolo centrale negli equilibri della criminalità organizzata partenopea potrebbe infatti incidere sugli assetti dei clan, soprattutto nella zona nord di Napoli.

Anche per questo motivo il pool anticamorra della Procura di Napoli, coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Amato, sta monitorando costantemente la situazione per verificare se il rientro di questi ex boss possa favorire nuovi rapporti di forza o provocare tensioni tra i gruppi criminali.

Per il momento non sarebbero ancora emersi segnali evidenti di una ripresa delle ostilità. Tuttavia il livello di attenzione resta molto elevato, perché il ritorno in libertà di persone che per decenni hanno ricoperto ruoli di comando nelle organizzazioni camorristiche viene considerato un fattore che potrebbe favorire nuovi scontri per il controllo del territorio e degli affari criminali. 

Fonte: La Repubblica 

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